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IL POPOLO n. 21 del 23.05.2021

IL POPOLO

L’assemblea sinodale: i tempi

La fase di ascolto finirà ad ottobre 2021, tutto sarà raccolto
in un Istrumentum laboris per la primavera 2022
L’assemblea sinodale: i tempi

La fase di ascolto finirà ad ottobre 2021, tutto sarà raccolto
in un Istrumentum laboris per la primavera 2022

L’Assemblea sinodale che ci apprestiamo a vivere è solo un tratto di un cammino ecclesiale di più ampio respiro. È bene non perdere di vista l’orizzonte nel quale ci si muove, per non dimenticarsi né da dove si viene né, soprattutto, verso dove si è diretti.

Il punto di origine è la missione affidata da Gesù ai suoi primi discepoli.

L’evento ecclesiale più vicino a noi è il Concilio Vaticano II. Lì lo Spirito di Gesù ha parlato in modo chiaro e convincente su come la sua Chiesa è chiamata ad essere presenza sua nel mondo contemporaneo.

Lo spirito di quel grande sinodo è fresco e attende ancora di prendere forma concreta in tanti aspetti della vita cristiana. I Papi, da Giovanni XIII a Francesco, ciascuno con il suo carisma, hanno tenuto fermo il timone della barca di Pietro, perché tutta la Chiesa potesse navigare a gonfie vele sospinta dal soffio dello spirito del Vaticano II.

Francesco, che guarda all’Europa e all’Italia con lo sguardo di chi conosce molto bene anche l’altro mondo, nel 2015, a Firenze, in occasione del V Convegno Nazionale della Chiesa Italiana, ci ha messo di fronte una sfida molto importante che, a distanza di sei anni, ha ripreso recentemente con i catechisti lo scorso 30 gennaio e con l’Azione Cattolica il 30 aprile 2021.

Chiede una Chiesa italiana inquieta, sensibile e pronta alle sollecitudini dello Spirito, capace di affrontare il cambiamento d’epoca con il coraggio apostolico di chi sa che ha il tesoro della vita nelle sue mani. Tesoro che è il vangelo di Gesù e la sua persona, resa sempre trasparente e tangibile dai tanti santi che il buon Dio ha voluto donare alla nostra nazione.

Anche la nostra Diocesi, nonostante alcune reazioni a volte un po’ lente e refrattarie al Concilio, si è messa in moto, grazie alla sollecitudine dei suoi vescovi. L’istituzione dei Consigli Pastorali, dei Consigli per gli Affari economici, la valorizzazione dell’associazionismo laicale, i percorsi di formazione per un laicato maturo e responsabile del dono della vocazione, la costituzione delle unità pastorali, il Convegno del 2005...

Lungo è l’elenco delle esperienze compiute. L’Assemblea sinodale, che ha iniziato la fase più delicata e la più sostanziale dell’ascolto, lo scorso 10 aprile, si attua nella possibilità di un confronto con le singole persone, con i gruppi e con le comunità cristiane attraverso due quaderni che i sacerdoti hanno già ricevuto e che stanno raggiungendo tutti i battezzati del nostro territorio. Le riflessioni e le domande sono solo un punto di partenza. Ciascuno si senta coinvolto e reso partecipe nell’edificazione della Chiesa di Cristo anche con questo strumento dell’Assemblea. La fase di ascolto si concluderà in ottobre 2021. Poi la Segreteria generale raccoglierà le sollecitazioni pervenute e si metterà al lavoro per produrre un testo, chiamato Instrumentum laboris, per avviare la fase dell’Assemblea nelle cinque zone della Diocesi (marzo-giugno 2022). Sarà un altro passo in avanti per maturare insieme proposte e soluzioni ai problemi del nostro tempo. Si potranno individuare strategie e strumenti adatti per vivere il dono della vita in Cristo.

Questo confronto zonale sarà raccolto dalla Segretaria generale nel libro assembleare che poi verrà discusso e approvato nella tre giorni di Assemblea sinodale diocesana che si celebrerà in ottobre 2022. Da lì partirà la fase di attuazione, che sarà compito di ogni battezzato, ciascuno per la sua parte, perché il vangelo di Gesù continui a camminare più speditamente in mezzo alla nostra gente e possa portare la gioia di chi sa di essere chiamato alla vita.

Maurizio Girolami

Segretario generale


L’assemblea che

ci apprestiamo

a vivere è solo

un tratto di un

cammino ecclesiale

di più ampio

respiro



Papa Francesco

chiede una Chiesa

italiana inquieta,

sensibile e pronta

alle sollecitudini

dello Spirito,

capace di

affrontare il

cambiamento




Dal Discorso del Santo

Padre a Firenze, martedì

10 novembre 2015

in occasione dell’incontro

con i rappresentanti

del V convegno

nazionale della

Chiesa italiana

Parole guida dal Magistero di papa Francesco


Questo tempo richiede di vivere i problemi
come sfide e non come ostacoli

Vi raccomando anche, in maniera speciale, la capacità di dialogo e di incontro. Dialogare non è negoziare. Negoziare è cercare di ricavare la propria "fetta" della torta comune. Non è questo che intendo. Ma è cercare il bene comune per tutti. Discutere insieme, oserei dire arrabbiarsi insieme, pensare alle soluzioni migliori per tutti. Molte volte l’incontro si trova coinvolto nel conflitto. Nel dialogo si dà il conflitto: è logico e prevedibile che sia così. E non dobbiamo temerlo né ignorarlo ma accettarlo. "Accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo"(Evangelii gaudium, 227).

[...] La Chiesa sia fermento di dialogo, di incontro, di unità. Del resto, le nostre stesse formulazioni di fede sono frutto di un dialogo e di un incontro tra culture, comunità e istanze differenti. Non dobbiamo aver paura del dialogo: anzi è proprio il confronto e la critica che ci aiuta a preservare la teologia dal trasformarsi in ideologia.

Ricordatevi inoltre che il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, di fare progetti: non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà. E senza paura di compiere l’esodo necessario ad ogni autentico dialogo. Altrimenti non è possibile comprendere le ragioni dell’altro, né capire fino infondo che il fratello conta più delle posizioni che giudichiamo lontane dalle nostre pur autentiche certezze. È fratello. Ma la Chiesa sappia anche dare una risposta chiara davanti alle minacce che emergono all’interno del dibattito pubblico: è questa una delle forme del contributo specifico dei credenti alla costruzione della società comune. I credenti sono cittadini. E lo dico qui a Firenze, dove arte, fede e cittadinanza si sono sempre composte in un equilibrio dinamico tra denuncia e proposta.

La nazione non è un museo, ma è un’opera collettiva in permanente costruzione in cui sono da mettere in comune proprio le cose che differenziano, incluse le appartenenze politiche o religiose. Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere.

Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9).Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, "zoppi, storpi, ciechi, sordi"(Mt 15,30). Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo.

Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà. L’umanesimo cristiano che siete chiamati a vivere afferma radicalmente la dignità di ogni persona come figlio di Dio, stabilisce tra ogni essere umano una fondamentale fraternità, insegna a comprendere il lavoro, ad abitare il creato come casa comune, fornisce ragioni per l’allegria e l’umorismo, anche nel mezzo di una vita tante volte molto dura.

Sebbene non tocchi a me dire come realizzare oggi questo sogno, permettetemi solo di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni, specialmente sulle tre o quattro priorità che avrete individuato in questo convegno. Sono sicuro della vostra capacità di mettervi in movimento creativo per concretizzare questo studio. Ne sono sicuro perché siete una Chiesa adulta, antichissima nella fede, solida nelle radici e ampia nei frutti. Perciò siate creativi nell’esprimere quel genio che i vostri grandi, da Dante a Michelangelo, hanno espresso in maniera ineguagliabile. Credete al genio del cristianesimo italiano, che non è patrimonio né di singoli né di una élite, ma della comunità, del popolo di questo straordinario Paese.

Papa Francesco


Ricordatevi inoltre

che il modo migliore

per dialogare

non è quello di

parlare e discutere,

ma quello di fare

qualcosa insieme

di costruire insieme

di fare progetti



Mi piace una Chiesa

italiana inquieta,

sempre più vicina agli

abbandonati, ai

dimenticati, agli

imperfetti

Sebbene non tocchi a

me dire come

realizzare oggi questo

sogno, permettetemi

solo di lasciarvi

un’indicazione per i

prossimi anni: in ogni

comunità..., in ogni

Diocesi... cercate di

avviare, in modo

sinodale, un

approfondimento

della Evangelii

gaudium