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IL POPOLO n. 48 del 19.12.2021

IL POPOLO

Verso l’assemblea
Il cammino sinodale
è in dialogo con il mondo

Verso l’assemblea

Il cammino sinodale

è in dialogo con il mondo


La macchina organizzativa del cammino sinodale si è messa in moto, pur tra qualche incertezza ed anche qualche resistenza.

Come previsto nel Terzo quaderno (Il Regolamento), appena pubblicato, nei mesi di dicembre 2021-marzo 2022 si avvieranno tanti focus per confrontarsi sulle innumerevoli piste tematiche e proposte presentate nel Secondo quaderno. Si è ben consapevoli, come ha evidenziato il vescovo nell’incontro con il clero del 9 dicembre, che l’ascolto ad intra è più agevole, più semplice da organizzare e più familiare anche negli esiti possibili.

Si tratta infatti di confrontarsi tra catechisti, operatori pastorali, CPP, cori, operatori liturgici ecc.

E’ l’ascoltoad extrail più complesso da organizzare perché vanno non solo individuate le tipologie dei destinatari, ma bisogna pure sondarne le disponibilità e reperirle oltre a preparare delle tracce di lavoro e confronto (sempre a partire dal Secondo quaderno) rispettose, agevoli, agopunturali…

Come in un sogno sarebbe bello che ci si potesse confrontare su ambiti particolarmente impegnativi, forse innovativi, talaltro anche sconcertanti. Venga recepito in questa sede solo come un esercizio di riflessione virtuale. Papa Francesco nel suo discorso di avvio del V Convegno ecclesiale di Firenze invitava i delegati a osservare il Giudizio universale presente nella Cattedrale di Firenze. All’apice si trova il Cristo trionfante ma con i segni della passione e perché tutti ben comprendano vi è la scritta "Ecce homo", per ridire a tutte le generazioni che "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui" (Gv 3,17). Continua il papa: "Nella luce di questo Giudice di misericordia […] possiamo parlare di umanesimo […]. È la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che si ricompone la nostra umanità, anche quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato. […] Gesù è il nostro umanesimo".


UN PRIMO

CONFRONTO

Un primo confronto con il mondo è quello di dirci che cosa possiamo fare insieme per ricostruire un nuovo umanesimo capace di misericordia, di tenerezza, di perdono verso l’uomo e la donna d’oggi. La riflessione sarà ponderosa e le scelte di realtà potranno essere formidabili ed innovative. È ineludibile un confronto con i luoghi di produzione culturale (Università, Scuole, Centri di ricerca …) per ridirci chi sia l’uomo nella sua essenza e nel suo nucleo indefettibile per poi operare di conseguenza negli ambiti del lavoro, della famiglia/e, della affettività/sessualità, del tempo libero, della cittadinanza, della malattia/sofferenza e morte (Cfr. Messaggio finale del Convegno di Verona).

Sarà un ascolto-confronto autentico facendo spazio a quanto l’altro ci va dicendo e svuotandoci dei nostri schemi mentali, dei nostri pregiudizi, dei nostri muri.

Ci vorrà tempo, tenacia e pazienza a partire da noi stessi, ma non possiamo più traccheggiare.


UN SECONDO

CONFRONTO

Un altro spazio di riflessione/confronto, che peraltro emerge anche nei consueti e comuni dialoghi, riguarda le modalità d’uso dei beni della chiesa a favore degli ultimi, delle famiglie, dei giovani.

Non si tratta di perseguire un pauperismo d’antan, si tratta di editare nuove motivazioni, scopi, finalità che vanno incontro all’uomo d’oggi con umiltà e disinteresse, "perché l’umanità del cristiano è sempre in uscita. Non è narcisistica, autoreferenziale" (Papa Francesco, Discorso di avvio Convegno di Firenze). Le nuove forme hanno da incrociare il governo della cosa pubblica, in un intenso dialogo a favore di tutti, avendo ben presente quanto il papa in Evangelii gaudium, 49 ci suggerisce spronandoci: "[Evitiamo] di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione". E in merito al governo della cosa pubblica senz’altro fecondo potrà essere il confronto, che non significa voler riesumare antichi collateralismi, ma sorretto dalla consapevolezza di fare nostro quanto scrive san Paolo ai Filippesi "Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri" (Fil 2,4). L’opzione per i poveri non è il pallino (inteso come idea fissa, mania …) del papa (e molti lo pensano) perché i poveri sono, con una plasticità unica, la carne di Cristo; cosa ne conseguirà?


UN TERZO

CONFRONTO

Non ultimo sarebbe importante riprendere la riflessione e le conseguenti scelte sull’educare. L’episcopato italiano per il decennio 2010-2020 offriva alcune linee di fondo sull’educazione con il documento "Educare alla vita buona del Vangelo". Invero non s’è fatto molto.

Pur essendo un documento lucido e stimolante è andato nel dimenticatoio, come molto spesso accade a tanti documenti magisteriali.

Parlare di emergenza educativa è del tutto pleonastico. Con il mondo, con chi ha cura delle nuove generazioni s’ha da fare un nuovo patto, rispettoso della storia e delle appartenenze di ognuno ma con la chiara volontà di operare sinergicamente a favore dei ragazzi e ragazze d’oggi, nostro futuro. Il papa a Firenze ha parlato di sogno e invitava tutte le chiese e comunità cristiane "ad avviare in modo sinodale un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni…".

Ci siamo.

diac. G. Mauro Dalla Torre

Delegato vescovile per la Cultura





Nei mesi di dicembre 2021-marzo 2022 si avvieranno tanti focus per confrontarsi sulle innumerevoli piste tematiche e proposte presentate nel Secondo quaderno



Come in un sogno sarebbe bello che ci si potesse confrontare su ambiti particolarmente impegnativi, forse innovativi, talaltro anche sconcertanti




INCONTRO IN SEMINARIO DIOCESANO

Un cammino sinodale condiviso

per promuovere una "conversione pastorale"


Giovedì 9 dicembre i sacerdoti si sono incontrati nell’auditorium del Seminario, nel rispetto delle attuali disposizioni anti Covid, per mettere a fuoco il tema della sinodalità, col vescovo Giuseppe; il biblista don Maurizio Girolami che ha introdotto l’incontro; don Davide Brusadin, del servizio informatico, con la trasmissione su schermo.


IL VESCOVO

GIUSEPPE

Il vescovo Pellegrini ha condiviso quanto in precedenza aveva approfondito con i membri del Consiglio Presbiterale, giovedì 2 dicembre.

Queste le premesse.

1. Il tempo presente richiede, a quanti vogliono "essere Chiesa, di avvicinarsi alla realtà, cogliendo opportuni spunti di spiritualità e rinnovamento, e traducendoli in scelte pastorali, che pongano al centro il messaggio di Gesù Cristo e l’impegno a favore delle situazioni di fragilità". Creando ponti di collaborazione con l’uomo di domani, rendendo la vita di fede sempre più adeguata al dibattito culturale in corso.

2. "Interrogarsi sulle scelte alle quali dare la precedenza", come egli stesso cerca di fare, in questi 11 anni di presenza in diocesi, lieto di maturare una relazione sempre più attenta alle persone e ai tempi, lasciandosi guidare dalla Parola di Dio e dall’azione dello Spirito Santo.

3. Vivendo e auspicando che l’attuale situazione "offra la possibilità a tutti i consacrati e ai laici, di maturare una più profonda consapevolezza dell’essere ’credenti ed evangelizzatori’, sullo stile di quanto Papa Francesco ha scritto nell’Evangelii Gaudium (n 120): In base al battesimo, ogni membro del Popolo di Dio è soggetto attivo dell’evangelizzazione, vivendo lo spirito missionario".

Contenuti. "Si tratta di vivere il proprio essere Chiesa, da testimoni che si rinnovano grazie al cammino di fede. Nella consapevolezza che il Vangelo non si annuncia da seduti, ma in cammino" (Papa Francesco, ai Vescovi, 8 settembre 2018).

Con lo spirito del Vangelo siamo chiamati ad un’autentica conversione, nel cogliere le esigenze dell’uomo d’oggi (n 236-37 della Evangelii Gaudium).

È qui che si colloca lo spirito di "sinodalità". Anche se ci si sente impreparati, è bene non lasciarsi spaventare.

"Si vince la paura grazie al cambiamento. Cambiare significa guidare senza il navigatore e senza cartina stradale, allontanandosi dal tragitto di tutti i giorni". Come fare? "O si trova una strada, o se ne costruisce una". È la dinamica del "convertitevi e credete al Vangelo" (Marco 1,15).

Si tratta di promuovere una "conversione pastorale, fatta di un rinnovato ascolto". L’ascolto non è una "premessa", ma fa già parte della sinodalità.


ALTRI INTERVENTI

Tra gli interventi, condivisi anche la sera, coi vice presidenti dei Consigli pastorali parrocchiali, assieme ad alcuni altri laici, si sottolinea il contributo di Anita Cervi, responsabile della formazione dello spirito missionario, col Centro Unitario per la formazione Missionaria, di Verona.

Oltre a condividere la vita familiare, col marito e quattro figli, svolge il ruolo di "facilitatrice", nel dialogo ecclesiale. È consapevole che "il mio punto di vista, è solo il punto di vista, di un punto", e non l’universalità dei punti di vista". Esiste una differenza tra l’ascoltare con le orecchie e ascoltare col cuore. Occorre l’accoglienza dell’altro, anche col viso e la corporeità.

La sintonia con le persone e col creato nasce dalla consapevolezza che sgorga dallo spirito di accoglienza, dal saper fare posto all’altro.

È utile conoscere anche i pregiudizi che ci sono in noi, che possono fare da ostacolo all’ascolto empatico. Si acquisisce maturando la capacità di far rimbalzare nel proprio cuore quanto dicono gli altri e come lo dicono.

Elle Ci