IL POPOLO n. 04 del 30.01.2022

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Vocazioni: quali frutti
dal cammino sinodale?

IL POPOLO

Vocazioni: quali frutti

dal cammino sinodale?


Stiamo vivendo il sinodo diocesano e più precisamente la fase dell’ascolto. Così vogliamo chiamare questo tempo nel quale in ogni parrocchia della diocesi si è invitati a trovare luoghi, occasioni e modalità per ascoltare l’esperienza di tutti i battezzati, e magari anche di chi non lo è, e tuttavia può avere qualcosa da dire alla comunità cristiana.

Nei due Quaderni preparati per il cammino sinodale il Vescovo fa una lettura della realtà, frutto della visita pastorale e dell’esperienza di questi anni in diocesi, lettura condivisa dalla segreteria generale del sinodo.

Chiama per nome le difficoltà che la chiesa sta vivendo, anche questa chiesa locale: diminuzione della partecipazione alla messa domenicale, scarsa presenza dei giovani nelle comunità parrocchiali, faticoso coinvolgimento dei genitori nella trasmissione della fede ai figli, poca conoscenza e condivisione dei valori cristiani da parte dei battezzati ed evidente riduzione delle vocazioni al matrimonio cristiano, al sacerdozio e alla vita consacrata.

Mi soffermo in queste righe sull’ultima difficoltà citata, quella della carenza di vocazioni nella Chiesa, nella consapevolezza che essa è legata alle difficoltà elencate in precedenza.

Il cammino sinodale, soprattutto in questa fase dell’ascolto, ci può offrire l’occasione di comprendere i motivi della "frattura" fra i battezzati e la realtà ecclesiale e del venir meno delle vocazioni in generale, in primis quelle di speciale consacrazione nella chiesa, ma anche quelle al matrimonio cristiano. Sappiamo bene, oramai da tempo, che la società e la cultura sono cambiate e che il tessuto nel quale viviamo non è più quello cristiano, nel quale molti di noi sono cresciuti. Ma forse la distanza che si è creata non è solo dovuta a questioni culturali.

Se ci fermassimo ad ascoltare alcuni dei "lontani" o degli "indifferenti" ci parlerebbero anche di deludenti esperienze personali, di relazioni faticose fra chi collabora in parrocchia e chi la guida… esperienze che hanno provocato incomprensioni, sofferenza, amarezze, paralisi, fughe.

Altri forse non hanno sentito nutrimento nei percorsi spirituali e celebrativi vissuti dentro la comunità o hanno visto l’incoerenza fra le parole e i fatti. Si può anche dire che, in tutto il tempo vissuto dentro la comunità cristiana, non abbiano scoperto ciò che sta a fondamento di tutto, cioè la relazione con il Signore Gesù che dà pienezza alla vita e che ci rende capaci di creare relazione con gli altri.

L’appartenenza e l’identità cristiana non è tanto questione di idee e di contenuti ma si fonda sull’incontro con una persona e sull’instaurarsi di una relazione che trasforma ogni cosa.

Eppure la Parola di Dio, come si dice nella Lettera agli Ebrei, è viva ed efficace. E certamente, anche in questo tempo faticoso, Dio continua a chiamare, a fidarsi di noi e a chiedere la nostra collaborazione per costruire il suo Regno.

C’è bisogno allora di educare alla relazione con Dio, di formare all’ascolto di Colui che ha cura della nostra vita, spesso a nostra insaputa.

Formarci all’ascolto di Dio, della sua Parola, è il primo passo per far crescere la consapevolezza del compito che Lui ci ha affidato fin dal battesimo e che attende di incrociare la nostra libera e consapevole risposta. Oggi però, lo sappiamo bene, ascoltare è sempre più difficile perché ci chiede di decentrarci, di metterci nei panni dell’altro o meglio ancora di "ospitarlo" nella nostra vita. E se non sappiamo o non vogliamo ascoltare l’altro come possiamo pensare di saper ascoltare Dio e la sua parola?

Ecco da dove ripartire per prendere coscienza della vocazione battesimale e della vocazione personale che Dio ci propone per aiutarci a realizzare più concretamente quei talenti che ha seminato nella nostra vita.

Formarsi all’ascolto e riscoprire il valore del battesimo da parte dei cristiani è fondamentale per valutare questo cammino sinodale e per giungere al cambiamento di cui oggi c’è bisogno.

Ripartiamo dunque dall’ascolto, quello interiore per saper riconoscere i nostri desideri più profondi, ma anche quello della realtà che ci circonda con i suoi bisogni e le sue fragilità, senza dimenticare quella voce di Dio che vuole aiutarci a realizzare i nostri desideri più veri, rispondendo alle necessità del mondo e della Chiesa. Per questo nei Quaderni sinodali troviamo un riferimento esplicito alla vocazione nel Capitolo II, dal titolo "Il battesimo: sorgente della fede".

Inoltre, sfogliando le pagine dei Quaderni sinodali, troviamo nel Capitolo IV, il tema de "Il ministero ordinato e sulle forme di ministerialità della vita consacrata e laicale" con alcune domande che toccano più direttamente l’argomento della vocazione, partendo dal ministero del presbitero, guardando alla vita consacrata e ai ministeri dei laici nella comunità.

A questo proposito il 23 gennaio u.s., nella Domenica della Parola, per la prima volta Papa Francesco ha conferito a laici, uomini e donne di diversi Paesi del mondo, il ministero del Lettorato e quello del Catechista. Il Papa ha applicato quanto previsto dal can. 230 del Codice di Diritto Canonico riconoscendo che è venuto il tempo di aprire ai laici quei ministeri che in precedenza erano riservati a chi doveva accedere all’ordine sacro perché tali ministeri essendo basati sul sacramento del battesimo possono essere affidati a tutti i fedeli che siano ritenuti idonei.

Per concludere ritorno alla domanda iniziale: il cammino sinodale potrà provocare un risveglio vocazionale al presbiterato, alla vita religiosa, al matrimonio cristiano e al ruolo dei battezzati nella comunità? Credo di sì… se la Chiesa, anche quella locale, sarà capace di mettersi davvero in ascolto di tutti.

Se i giovani saranno coinvolti in questo percorso e impareranno ad ascoltare la voce di Dio attraverso i loro desideri più profondi e le necessità del mondo in cui vivono.

Se le famiglie cristiane saranno aiutate a prendere consapevolezza del dono ricevuto nel matrimonio e di essere i primi trasmettitori della fede ai figli.

E se ciascuno di noi, guardando al tessuto della comunità cristiana, vedrà esempi di collaborazione fra uomini e donne, di stima reciproca fra preti, laici e consacrati… allora vorrà dire che è cresciuta la consapevolezza del compito e del contributo che ciascun battezzato può dare nella comunità.

A ciascuno di noi serve oggi un po’ di quel coraggio e di quella capacità che ebbe San Francesco di Assisi di guardare alle fragilità della Chiesa attivandosi per ricostruirla dall’interno. Certamente ciò che fece Francesco dopo aver ascoltato la voce del Crocifisso che gli parlò nella chiesetta in rovina a San Damiano fu un po’ ingenuo, solo dopo comprese che non era l’edificio di mattoni che andava ricostruito. Tuttavia pur senza comprendere del tutto quella voce non fuggì, non criticò spietatamente, ma fece l’unica cosa che poteva fare in quel momento… si mise a riparare quelle rovine e diede l’esempio con la sua vita.

Suor Claudia Berton



Il cammino sinodale, soprattutto in questa fase dell’ascolto, ci può offrire l’occasione di comprendere i motivi della "frattura" fra

i battezzati e la realtà ecclesiale

e del venir meno delle vocazioni in generale, in primis quelle

di speciale consacrazione nella chiesa, ma anche quelle

al matrimonio cristiano



Stiamo vivendo il sinodo diocesano e più precisamente la fase dell’ascolto. Così vogliamo chiamare questo tempo nel quale in ogni parrocchia della diocesi si è invitati a trovare luoghi, occasioni e modalità per ascoltare l’esperienza di tutti i battezzati, e magari anche di chi non lo è, e tuttavia può avere qualcosa da dire alla comunità cristiana




Nei due Quaderni preparati per il cammino sinodale il Vescovo fa una lettura della realtà, frutto della visita pastorale e dell’esperienza di questi anni in diocesi, lettura condivisa dalla segreteria generale del sinodo



Eppure la Parola di Dio, come si dice nella Lettera agli Ebrei, è viva ed efficace. E certamente, anche in questo tempo faticoso, Dio continua a chiamare, a fidarsi di noi e a chiedere la nostra collaborazione per costruire il suo Regno





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