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  • Celebrazione di chiusura | pastoralepn

    L IBRO DELL'ASSEMBLEA SINODALE - 17 febbraio 202 4- Quaderno IX Clicca qui Omelia del Vescovo mons. Pellegrini Clicca qui Intervento di don Maurizio Girolami Clicca qui Curated for You Foto Gallery

  • IL POPOLO n. 19 del 15.05.2022

    IL POPOLO n. 19 del 15.05.2022 < Back Assemblea sinodale diocesana: fatto il punto, si riparte PRIMO INCONTRO FORMATIVO Oltre 400 i sinodali presenti IL POPOLO Assemblea sinodale diocesana: fatto il punto, si riparte primo incontro formativo Oltre 400 i sinodali presenti Una serata di verifica e di rilancio il Cammino nel Risorto continua Negli ampi spazi dell’oratorio della parrocchia di San Pietro - Sclavons si è svolto venerdì 29 aprile il primo incontro formativo in preparazione all’Assemblea sinodale. In un clima accogliente e disteso gli oltre 400 sinodali si sono disposti in forma ovalizzante attorno ad un centro focale, che via via ha visto la presenza di diversi attori. Innanzitutto, all’inizio, il Vescovo Giuseppe ha avviato l’incontro con brevi parole e una preghiera focalizzata sul senso del convenire, come chiamata interiore dallo Spirito a servizio della comunità diocesana. La lettura del brano del vangelo di Luca dei Due discepoli di Emmaus, poi commentata dall’autore dell’Icona, che ci accompagna quest’anno pastorale ed è trama della lettera pastorale del Vescovo Giuseppe "Rimessi in cammino dal Risorto - Ascolto e sinodalità" ha fatto da sfondo per rileggere l’oggi e le tante fatiche pastorali connesse e le nuove strade da individuare. L’intervento di Stefano Bucci, membro del Centro Studi Missione Emmaus, ha offerto ai partecipanti diverse piste di riflessione, per affrontare al meglio i cambiamenti in atto e per delineare e accompagnare le nuove forme di vita pastorale. Un intervento di alta levatura, coinvolgente ed affascinante. Diversi partecipanti, a fine serata e in altri momenti, ne hanno dato un immediato e positivo riscontro. Da parte dei partecipanti vi è stata la possibilità di interagire, attraverso la raccolta di molte domande con le nuove tecnologie digitali. La risposta del relatore è avvenuta in tempo reale, assicurando che vi sarà nel prossimo incontro una ripresa ancor più puntuale ed approfondita. Il Segretario generale dell’Assemblea sinodale, don Maurizio Girolami, ha poi preso la parola descrivendo lo stato dell’arte e delineando i prossimi passi da compiersi. Infatti i sinodali si incontreranno per un ulteriore approfondimento e momento formativo venerdì 27 maggio, stesso luogo e stessa ora. La serata si è conclusa con la benedizione impartita dal Vescovo Giuseppe e ci ha consegnato alcune sue parole di incoraggiamento e di speranza. Ultimo ma non ultimo va sottolineata la presenza dei cori giovanili che hanno sostenuto il canto dell’Assemblea nei vari momenti previsti e la funzione connettiva tra un passaggio e l’altro - a mo’ di anchorman - di Alex, membro della segreteria. Un grazie va allo Staff che ha predisposto e organizzato questa impegnativa serata. Ci si rivede il 27 maggio per continuare questo prezioso lavoro e compito. DTGM A pag. 12 intervista al card. Bassetti, presidente della Cei, sul Cammino Sinodale delle Chiese DALL’INTERVENTO DI STEFANO BUCCI Del Centro Studi Missione Emmaus di Roma Cambiare e rimanere fedeli al Vangelo. Chiamati ad avviare processi piuttosto che ad occupare spazi Il cuore della serata è stato l’intervento di Stefano Bucci. Un intervento atteso e nondimeno condiviso nei passaggi preparatori. I contenuti dell’intervento sono idealmente riassunti in una frase evocativa: Cambiare e rimanere fedeli al Vangelo. Tutti sentono l’esigenza e l’urgenza del cambiamento, ma si corre un grave rischio: avviare un cambiamento adattivo, funzionale alle strutture, alla cronaca, alle urgenze. C’è necessità di un cambio di paradigma . Ogni paradigma è costituito da soggetti, oggetti, forma e stile. Un esempio.In catechesi i soggetti non sono più né i catechisti né i catechizzandi ma l’intera comunità e la famiglia o il mondo degli adulti di provenienza. L’oggetto non è più riconducibile ai soli contenuti della fede, ma è narrazione della propria esperienza, di ciò che significa il Vangelo nella propria vita sia come singolo, sia come famiglia, sia come comunità; la forma non può essere data dal layout tipo aula scolastica, ma gli ambienti consueti che incrociamo nella quotidianità espressioni di senso per piccoli e adulti. A partire dal n. 27 della Evangelii Gaudium "Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa…" e dal n. 31 della stessa "… l’obiettivo di questi processi partecipativi non sarà principalmente l’organizzazione ecclesiale, bensì il sogno missionario di arrivare a tutti" si evidenzia la necessità di porsi tante domande , coltivando il sogno di riuscire a incrociare e a individuare nuove strade perché il cambio d’epoca nel quale siamo immersi e dal quale siamo travolti chiede nuovi paradigmi. Abituati a risolvere problemi e ad organizzare risposte adeguate per quanto possibile, ora siamo chiamati ad avviare processi, piuttosto che occupare spazi. La logica del processo si compone di alcune tessere concettual-operative . Prendo coscienza della realtà (il paradigma prevalente); reinterpreto questa realtà alla luce di un sogno innovativo; decido di operare una scelta di cambiamento optando per alcune priorità e tagliando alcune prassi ormai sterili o inadeguate; metto in atto delle sperimentazioni per vivere nuove esperienze; aiuto e accompagno gli altri narrando la mia esperienza, i piccoli successi e passi compiuti positivamente. Ecco i verbi tipici che descrivono il processo : andare avanti, apprendere, discernere, sognare, porre delle priorità, sperimentare, narrare. In una organizzazione complessa come l’avvio e il mantenimento del passo di una Assemblea sinodale insieme siamo chiamati a fare esperienza di discernimento attraverso l’ascolto attivo degli altri e della realtà, non a imporre le proprie visioni; siamo chiamati a rivitalizzare se non a creare ex novo legami di comunità, che molto spesso sono solo formali, sterili e anaffettivi; naturalmente tutto ciò è possibile solo se persone dedicate (i custodi del fuoco) si assumono questo impegno e questa responsabilità per accompagnare con lucidità il percorso sinodale e di trasformazione della realtà ecclesiale (cfr. Ef 4,16; Col 2,19); in uno stile dialogico e non dialettico. Dialettico : la particolare capacità di imporre i propri punti di vista in opposizione agli altrui. Dialogico : colloquiale, in forma di dialogo permette lo scambio e la comunicazione costante tra persone per pervenire ad es. a scelte condivise. Le resistenze al cambiamento vanno messe nel conto. Le ricerche sociologiche ci dicono che dentro una compagine solo il 15% è consapevole ed è disponibile al cambiamento. Ci sorregge la logica del lievito, che smuove la massa… Infine, l’intervento si è concluso con lo slogan fondativo del pontificato di san Giovanni Paolo II: " Non abbiate paura … ". Il 27 maggio riprenderemo questi contenuti per rielaborarli e maggiormente condividerli e fare così un ulteriore piccolo passo in avanti. Diac. G Mauro Dalla Torre Delegato vescovile per la cultura Ecco i verbi tipici che descrivono il processo: andare avanti, apprendere, discernere, sognare, porre delle priorità, sperimentare, narrare Cambiare e rimanere fedeli al Vangelo: tutti sentono l’urgenza del cambiamento, ma si correun grave rischio:avviare un cambiamento adattivo,funzionale alle urgenze La seconda serata formativa si terrà venerdì 27 maggio alle ore 20.30 sempre nell’oratorio di Sclavons (Cordenons). Saranno presentati temi e funzionamento delle assemblee sinodali di area che avranno inizio ad ottobre 2022 IL SENSO DEL NOSTRO PROCEDERE Tra l’abisso e il grembo: in cammino per cambiare il volto della chiesa diocesana Il primo incontro dei delegati dell’Assemblea sinodale della Diocesi si è svolto venerdì 29 aprile. In clima di preghiera, sostenuti dai canti del gruppo Ashira l’Adonai e riscaldati dalle parole di Stefano Bucci, del Centro Studi Emmaus, i delegati si sono trovati con la voglia di mettersi in cammino per rinnovare il volto della nostra Chiesa diocesana. È stato un vero e proprio momento generativo. Ci è stato ricordato che il buio dell’abisso, raccontato dalla Genesi, è un luogo da cui nasce la creazione. Ben si adattava la penombra del palazzetto dell’oratorio di quella sera per accogliere Colui che, aleggiando sulle acque dei nostri cuori, sa creare le cose dal nulla e sa far venire fuori dalle nostre comunità il meglio dell’opera di Dio. I passi che ci attendono ora sono i più impegnativi : in quella sera si è accesa la luce, ma ora bisogna mettersi al lavoro per distinguere, porre limiti, fare scelte di priorità, decidere, soprattutto attuare con coraggio. Il primo passo compiuto in quella serata è stato essere riconsegnati alla possibilità di sognare insieme una Chiesa più evangelica e più capace di irradiare attorno a sé la bontà del vangelo. Ne avevamo bisogno, perché lo stile comune e inveterato del ’si è sempre fatto così’, tante volte additato da papa Francesco, ci ha privato per troppo tempo di entusiasmo e ha disperso forze importanti rendendoci più poveri e poco fecondi. Adesso si tratta di trovarsi negli appuntamenti previsti nei prossimi mesi per capire cosa sognare insieme. Sarà poi necessario capire come custodire il sogno che da questa Assemblea emergerà come un dono dello Spirito per noi e per le generazioni future. Cosa sognare? Anche se siamo nella penombra, i tanti materiali raccolti dalla fase di ascolto ci permettono di dire già qualcosa. Ricentrare la catechesi sul mondo adulto , sentire la Chiesa non solo dentro i confini parrocchiali, rimetterci tutti disponibili a lasciarci educare da Dio in questo nostro tempo. Non sarà per nulla facile , perché tutti, a partire dal clero, abbiamo ricevuto una educazione che ci coglie impreparati ad affrontare una sfida simile. Saremo capaci di lavorare insieme? Saremo abili, ciascuno per la sua parte e al suo posto, nel trovare il protagonismo giusto nella edificazione della Chiesa missionaria, agile e luminosa che il vangelo chiede? Il prossimo appuntamento sarà il 27 maggio . Lì riprenderemo alcuni nodi importanti, ci aiuteremo a trovare le modalità più giuste e i tempi necessari, perché gli incontri che ci saranno a partire da settembre fino a maggio 2023 possano rimanere momenti generativi, capaci di dare alla luce il volto nuovo della nostra Chiesa diocesana. Come ogni gestazione ci vorrà pazienza, prudenza, capacità di attesa e di attenzione reciproca. Non basterà ricordare quello che già sappiamo . Una madre che porta nel suo grembo la vita, anche se ha studiato medicina ed è esperta nel far nascere i figli degli altri, quando è lei a portare la vita, sa che ogni volta è un’avventura nuova senza alcun tipo di paragone. Siamo figli della Chiesa madre. È lei che ci sta partorendo per essere figli di Dio in questo tempo. Facciamo la nostra parte , perché anche con i nostri gemiti, possiamo dare alla nostra madre la gioia di averci tra le sue braccia e di accompagnarci in questo mondo a dare il dono della vita di Gesù che è per tutti. Don Maurizio Girolam i Segretario Generale E’ stato un vero e proprio momento generativo: dal buio dell’abisso, come nella Genesi, nasce la creazione I passi che ci attendono ora sono i più impegnativi: in quella sera si è accesa la luce, ma ora bisogna mettersi al lavoro testimonianza /1 Noi sposi: i nostri primi passi insieme verso l’Assemblea Sinodale La prima tappa formativa per i delegati dell’Assemblea Sinodale Diocesana ci ha visti partecipi quale coppia di sposi. Abbiamo trovato posto tra alcuni amici di vecchia data, tante persone che stimiamo e moltissime facce nuove: l’eterogeneità dei volti della Chiesa ci è subito apparsa evidente, così come la ricchezza che potrà scaturire dalla condivisione delle varie vocazioni ed esperienze. Durante questa significativa serata di preghiera e di formazione ci ha colpiti la visione di una Chiesa in grado di uscire dal cenacolo e di mettersi in cammino , di cambiare radicalmente per restare fedele al Vangelo. Siamo stati invitati a vivere l’Assemblea Sinodale come un processo di preghiera e discernimento, a cogliere la sfida del dialogo, ad avere il coraggio di porci domande nuove e adeguate al cambiamento d’epoca di cui ci parla Papa Francesco, per una Chiesa capace di rinnovarsi profondamente. Non si vuole partire dai bisogni e l’obiettivo non sarà quello di stilare un documento conclusivo ricco di risposte: si tratterà di ritessere legami, per far sì che il Vangelo parli alla vita di oggi. La preghiera condivisa, i canti, le letture e le parole del nostro Vescovo Giuseppe sono state delle linee guida fondamentali e la carezza amorevole necessaria per accompagnare il nostro impegno, con l’invito ad affidarci sempre. Gli stimoli, gli indirizzi e le provocazioni di Stefano Bucci hanno rappresentato basi concrete e illuminanti per chiarire il corretto approccio al cammino da intraprendere. Siamo davvero grati di far parte di una comunità che vuole interrogarsi a fondo per continuare ad essere feconda, di una Chiesa che non attende sotto l’ombra dei propri campanili. L’iniziale ansia di dover trovare soluzioni a vecchi problemi ha lasciato in noi il posto all’entusiasmo di sognare insieme nuovi stili missionari. Quali sposi e genitori , vorremmo portare la nostra piccola esperienza di vita in famiglia, nelle parrocchie che abitiamo e nelle realtà che ci accompagnano nella crescita cristiana. Per il resto avremo molto da ascoltare e da imparare, incontrando la spiritualità, le idee e i limiti di tutti gli altri delegati; insieme nell’ascolto della Parola e delle chiare indicazioni del nostro Papa. Elisa Battistella e Guido Rig testimonianza /2 Partito scettico, mi sono dovuto ricredere Il cammino può avere concreta destinazione Il primo appuntamento dell’assemblea sinodale è stata una sorpresa inaspettata. Mi sono avvicinato con molti dubbi a questo cammino di rinnovamento. La Chiesa, la parrocchia e da qualche anno la Diocesi sono una parte importante nella mia vita , ne apprezzo molti aspetti, ma non nego di trovarne altri vecchi e inadatti, a tratti ipocriti. Ai miei occhi da ventunenne la Chiesa ogni tanto appare come un macigno impossibile da spostare e perciò sono partito piuttosto scettico verso l’idea di poter apportare un cambiamento valido con qualche incontro. Mi sono dovuto ricredere , la prima serata mi ha fatto pensare che questo cammino può avere davvero una destinazione concreta! Sono entrato nell’oratorio di Cordenons già gremito, presenti più di 500 delegati con età diverse e provenienti da tutte le parrocchie. Stare accanto a tutte queste persone sconosciute sapendo di condividere con loro l’esperienza sinodale mi ha fatto capire che tanti si aspettano una Chiesa nuova e più attenta. L’incontro è stato moderato da Alessandro Zappalà - noto ai più come Alex Missio - il suo stile comunicativo è stato perfetto per impostare un clima generativo dal quale partire, clima mantenuto per tutta la serata grazie alla presenza del coro Ashira L’Adonai. Il dubbio che persisteva durante la prima parte della serata è stato definitivamente risolto dall’intervento di Stefano Bucci del Centro Studi Missione Emmaus di Roma che ci ha accompagnato con un intervento sull’importanza della creatività, sulla logica dietro il processo di cambiamento, ha parlato del suo vero significato passando da un linguaggio teologico a uno più tecnico. Ora sono convinto che la buona volontà è presente e che il cambiamento è possibile, non resta altro che rimettersi in cammino. Matteo Santo delegato per l’Azione Cattolica Casarsa della Delizia Previous Next

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  • IL POPOLO n. 07 del 20.02.2022

    IL POPOLO n. 07 del 20.02.2022 < Back L’assemblea al lavoro In cammino sinodale anche per farci evangelizzare dai poveri IL POPOLO L’assemblea al lavoro In cammino sinodale anche per farci evangelizzare dai poveri Una Chiesa diocesana che si mette in cammino verso l’assemblea sinodale e decide di farlo a partire dall’ascolto non può prescindere dall’ascoltare le persone che vivono situazioni di fragilità e vulnerabilità, siano esse materiali o di altra natura. Si tratta di quelle persone che con una parola definiamo i poveri: parola un po’ pericolosa perché, al dono della sintesi, affianca il rischio di una categorizzazione quasi definitiva che sposta l’attenzione sulle difficoltà e non sulla dignità del nostro essere persone e, nella prospettiva cristiana, fratelli e sorelle. Ma quali povertà la nostra Chiesa dovrebbe ascoltare? La crisi pandemica, come tutte le crisi, ha accelerato lo svelamento di alcuni fenomeni: pensiamo alla vulnerabilità di tutto quel mondo di precariato e di autonomi impegnati in professioni nuove, ma anche a quel mondo di solitudini e di difficoltà relazionali che chiusure e distanziamenti hanno accentuato, soprattutto tra giovani e fragili. Sono fenomeni che si inseriscono in un contesto territoriale che, anche prima della pandemia, presentava fenomeni di disagio abitativo, cioè la difficoltà a trovare o mantenere situazioni alloggiative dignitose, senza necessariamente cadere nel fenomeno dei senza dimora, anche se quello della grave emarginazione adulta sembra essere una problematica in crescita. Tuttavia chi vive l’incontro quotidiano con le persone povere si rende conto che, per quanto si cerchi di inserire le storie di povertà in ambiti delineati, ciascuna storia ha la sua unicità in cui giocano un insieme di diversi fattori. Da questo punto di vista la pandemia ha esasperato molte situazioni e persone che prima in qualche modo se la cavavano, si sono trovate a sperimentare situazioni di precarietà e di incertezza se non addirittura di mancanza di mezzi e prospettive. Non è quindi semplice dire quali povertà dovrebbe ascoltare la Chiesa, la risposta più semplice sarebbe tutte, perché cercando di ascoltare la comunità intera tra queste persone ci sono anche i poveri. Ma questo induce una domanda: che posto hanno le persone in situazione di povertà nelle nostre comunità cristiane? Perché se le accogliamo come parte della nostra comunità, se riusciamo a coinvolgere la comunità nell’ascolto, riusciremo a coinvolgere anche loro, senza necessariamente etichettarle. Se sono invece solamente il soggetto (spero non l’oggetto) della nostra solidarietà, ma di fatto tenute in qualche modo fuori dalla vita della nostra comunità cristiana, dovremo non perdere l’occasione del percorso sinodale per riavvicinarle e per far loro sapere che per noi ascoltarle è una "scelta preferenziale". Per l’esperienza dell’animazione della carità nella Chiesa, almeno in Italia, l’ascolto è punto di partenza fondamentale; non a caso la Caritas propone un luogo non solo fisico, ma che è segno di uno stile: molte parrocchie e, senz’altro tutte le foranie della nostra diocesi, hanno almeno un Centro di Ascolto Caritas. Potremmo quindi dire che come Chiesa i poveri li ascoltiamo già? Penso che l’ascolto dei poveri che ci viene chiesto in questo percorso sinodale necessiti di un cambiamento di prospettiva. Generalmente, i volontari delle Caritas e delle altre realtà caritative sono abituati ad ascoltare le richieste dei poveri e pronti a dare risposte e a entrare in relazione. Invece nel percorso sinodale siamo noi a chiedere ai poveri, e dietro a questo chiedere ai poveri si aprono tante suggestioni e opportunità. Innanzitutto se realmente ci troviamo a chiedere, e non a fare solo un esercizio di stile perché tanto le risposte pensiamo di saperle già, siamo prossimi alla postura dei poveri, siamo quindi nella posizione giusta, che è quella di riscoprirci noi per primi poveri, anche per farci evangelizzare da loro come ci ricorda Papa Francesco nel suo messaggio per la V Giornata Mondiale dei Poveri. E quale occasione migliore di un cammino sinodale per farlo. Nel mettersi in questa prospettiva di ascolto è bene ribadire che stiamo ascoltando innanzitutto persone (che vivono momenti di difficoltà e sofferenza anche gravi e perduranti nel tempo), e per aiutarci in questo può essere utile appropriarsi anche di un’altra frase che il Papa cita nel suo messaggio: "Nessuno è così povero da non poter donare qualcosa di sé nella reciprocità" e che richiama una frase di don Oreste Benzi "Nessuno è così povero da non aver nulla da dare". È una frase che immagino non tanto rivolta alle persone povere, quanto a noi che dobbiamo essere capaci di riconoscere, anche nelle vite più piegate, la dignità della persona umana. E in questa dimensione di ascolto nella quale siamo chiamati a vivere suggerirei anche un piccolo cambio di vocale: "Nessuno è così povero da non aver nulla da dire". A noi la capacità di non perdere l’occasione di ascoltare le risposte che ci sapranno dare. Andrea Barachino Direttore Caritas diocesana La pandemia ha esasperato molte situazioni e persone, che prima in qualche modo se la cavavano, si sono trovate a sperimentare situazioni di precarietà e di incertezza se non addirittura di mancanza di mezzi e prospettive Il battesimo: un tallone d’Achille? In questi giorni sono state tante le reazioni al gesto dell’autobattesimo di Achille Lauro a Sanremo. Una parte del fronte cristiano si è sentito provocato a reagire. Lo scorso 6 febbraio Alessandro D’Avenia è intervenuto con un profondo e delicatissimo articolo dedicato al tema della vita eterna, rimettendo a fuoco il senso del rito battesimale: è un gesto che si riceve e non ci si dà, come la vita; è un momento di rinascita ad una dimensione di vita eterna, come la chiama il vangelo di Giovanni, poco coincidente con la sola vita biologica e fisica. D’Avenia, intriso di cultura letteraria, non manca di legare attorno al nome ’Achille’ l’omonimo personaggio omerico con il performer sanremese, ricordando a tutti che il mito greco aveva dipinto quell’eroe forte e imbattibile, ma terribilmente vulnerabile a causa del suo tallone, rimasto scoperto mentre veniva immerso nel fiume Stige per essere rivestito dalla protezione dell’immortalità. Il nostro tallone, afferma sempre D’Avenia, è la morte , il punto debole di ogni esistenza umana. Di fronte ad essa non ci sono immersioni in acque prodigiose che possano salvarci. Nemmeno per i supposti ’eroi’ o ’miti’ del nostro tempo. Il battesimo cristiano ricorda che l’immersione non è solo nell’acqua, ma nella morte e risurrezione di Cristo. San Basilio Magno (330-379) chiamava il fonte battesimale sepolcro liquido: ci si sprofonda in esso volontariamente per imitare e partecipare dello stesso Figlio di Dio, il quale si è offerto, liberamente, come nostro fratello e maestro, accettando anche di salire sulla croce. Come non ci si dà la vita, così non ci si procura la morte. Il battesimo , in quanto immersione nella Pasqua di Cristo, ribadisce che la morte non si può evitare, perché non è un punto di vulnerabilità che mette in gioco tutto il resto della vita umana. Ci si può immergere dentro, con lo spirito di chi, come Cristo, ha abbracciato la debolezza umana per farla diventare luogo di solidarietà e condivisione. Nella morte di Cristo non siamo soli, è lui che ci prende per mano per condurci a quella vita che è eterna, perché non muore più. Guidati da lui, si riemerge dalle acque e si comincia a respirare, cioè a vivere, con la certezza che la solitudine, alla quale la morte ci condanna, non è un destino ineluttabile. Con la sua morte, Cristo abita tutte le nostre morti, così nessuno è più solo. La compagnia di un amico è un dono che si riceve, non lo si può produrre da sé, come la vita. L’unica cosa che si può fare da se stessi è cercare l’amico lì dove si è posto. Cristo si lascia trovare sulla croce, luogo di morte, per assicurare a tutti la sua amicizia. Per questo i cristiani non temono la morte né, per sentirsi al sicuro, hanno bisogno di acque magiche, né di passare attraverso procedimenti iniziatici complicati o di attendersi spettacoli stupefacenti. Nell’Assemblea sinodale della nostra Chiesa diocesana , mentre sta prendendo sempre di più forma e consistenza la composizione dei delegati, si tratterà di come riscoprire, vivere e annunciare il dono del battesimo, così come è stato donato. Il sacramento della nuova vita in Cristo è questione di vita e di morte . E non sono solo parole. Grazie a chi, in modi opportuni e inopportuni, ci permette di ricordare che la vita è un dono ricevuto e che essa porta dentro di sé una tensione di eternità che non teme i talloni scoperti, perché sa di trovare in ogni dove la presenza dell’amico Gesù che nell’amore per noi ha vinto ogni paura. Don Maurizio Girolami Segretario Generale E’ un gesto che si riceve enon ci si dà,proprio comela vita Il sacramento della nuova vita in Cristo è questione di vita e di morte.E non sono solo parole Previous Next

  • IL POPOLO n. 04 del 30.01.2022

    IL POPOLO n. 04 del 30.01.2022 < Back Vocazioni: quali frutti dal cammino sinodale? IL POPOLO Vocazioni: quali frutti dal cammino sinodale? Stiamo vivendo il sinodo diocesano e più precisamente la fase dell’ascolto. Così vogliamo chiamare questo tempo nel quale in ogni parrocchia della diocesi si è invitati a trovare luoghi, occasioni e modalità per ascoltare l’esperienza di tutti i battezzati, e magari anche di chi non lo è, e tuttavia può avere qualcosa da dire alla comunità cristiana. Nei due Quaderni preparati per il cammino sinodale il Vescovo fa una lettura della realtà, frutto della visita pastorale e dell’esperienza di questi anni in diocesi, lettura condivisa dalla segreteria generale del sinodo. Chiama per nome le difficoltà che la chiesa sta vivendo, anche questa chiesa locale: diminuzione della partecipazione alla messa domenicale, scarsa presenza dei giovani nelle comunità parrocchiali, faticoso coinvolgimento dei genitori nella trasmissione della fede ai figli, poca conoscenza e condivisione dei valori cristiani da parte dei battezzati ed evidente riduzione delle vocazioni al matrimonio cristiano, al sacerdozio e alla vita consacrata. Mi soffermo in queste righe sull’ultima difficoltà citata, quella della carenza di vocazioni nella Chiesa , nella consapevolezza che essa è legata alle difficoltà elencate in precedenza. Il cammino sinodale , soprattutto in questa fase dell’ascolto, ci può offrire l’occasione di comprendere i motivi della "frattura" fra i battezzati e la realtà ecclesiale e del venir meno delle vocazioni in generale, in primis quelle di speciale consacrazione nella chiesa, ma anche quelle al matrimonio cristiano. Sappiamo bene, oramai da tempo, che la società e la cultura sono cambiate e che il tessuto nel quale viviamo non è più quello cristiano, nel quale molti di noi sono cresciuti. Ma forse la distanza che si è creata non è solo dovuta a questioni culturali. Se ci fermassimo ad ascoltare alcuni dei "lontani" o degli "indifferenti" ci parlerebbero anche di deludenti esperienze personali, di relazioni faticose fra chi collabora in parrocchia e chi la guida… esperienze che hanno provocato incomprensioni, sofferenza, amarezze, paralisi, fughe. Altri forse non hanno sentito nutrimento nei percorsi spirituali e celebrativi vissuti dentro la comunità o hanno visto l’incoerenza fra le parole e i fatti. Si può anche dire che, in tutto il tempo vissuto dentro la comunità cristiana, non abbiano scoperto ciò che sta a fondamento di tutto, cioè la relazione con il Signore Gesù che dà pienezza alla vita e che ci rende capaci di creare relazione con gli altri. L’appartenenza e l’identità cristiana non è tanto questione di idee e di contenuti ma si fonda sull’incontro con una persona e sull’instaurarsi di una relazione che trasforma ogni cosa. Eppure la Parola di Dio , come si dice nella Lettera agli Ebrei, è viva ed efficace. E certamente, anche in questo tempo faticoso, Dio continua a chiamare, a fidarsi di noi e a chiedere la nostra collaborazione per costruire il suo Regno. C’è bisogno allora di educare alla relazione con Dio , di formare all’ascolto di Colui che ha cura della nostra vita, spesso a nostra insaputa. Formarci all’ascolto di Dio, della sua Parola, è il primo passo per far crescere la consapevolezza del compito che Lui ci ha affidato fin dal battesimo e che attende di incrociare la nostra libera e consapevole risposta. Oggi però, lo sappiamo bene, ascoltare è sempre più difficile perché ci chiede di decentrarci, di metterci nei panni dell’altro o meglio ancora di "ospitarlo" nella nostra vita. E se non sappiamo o non vogliamo ascoltare l’altro come possiamo pensare di saper ascoltare Dio e la sua parola? Ecco da dove ripartire per prendere coscienza della vocazione battesimale e della vocazione personale che Dio ci propone per aiutarci a realizzare più concretamente quei talenti che ha seminato nella nostra vita. Formarsi all’ascolto e riscoprire il valore del battesimo da parte dei cristiani è fondamentale per valutare questo cammino sinodale e per giungere al cambiamento di cui oggi c’è bisogno. Ripartiamo dunque dall’ascolto , quello interiore per saper riconoscere i nostri desideri più profondi, ma anche quello della realtà che ci circonda con i suoi bisogni e le sue fragilità, senza dimenticare quella voce di Dio che vuole aiutarci a realizzare i nostri desideri più veri, rispondendo alle necessità del mondo e della Chiesa. Per questo nei Quaderni sinodali troviamo un riferimento esplicito alla vocazione nel Capitolo II, dal titolo "Il battesimo: sorgente della fede". Inoltre, sfogliando le pagine dei Quaderni sinodali, troviamo nel Capitolo IV, il tema de "Il ministero ordinato e sulle forme di ministerialità della vita consacrata e laicale" con alcune domande che toccano più direttamente l’argomento della vocazione, partendo dal ministero del presbitero, guardando alla vita consacrata e ai ministeri dei laici nella comunità. A questo proposito il 23 gennaio u.s., nella Domenica della Parola, per la prima volta Papa Francesco ha conferito a laici , uomini e donne di diversi Paesi del mondo, il ministero del Lettorato e quello del Catechista . Il Papa ha applicato quanto previsto dal can. 230 del Codice di Diritto Canonico riconoscendo che è venuto il tempo di aprire ai laici quei ministeri che in precedenza erano riservati a chi doveva accedere all’ordine sacro perché tali ministeri essendo basati sul sacramento del battesimo possono essere affidati a tutti i fedeli che siano ritenuti idonei. Per concludere ritorno alla domanda iniziale : il cammino sinodale potrà provocare un risveglio vocazionale al presbiterato, alla vita religiosa, al matrimonio cristiano e al ruolo dei battezzati nella comunità? Credo di sì… se la Chiesa, anche quella locale, sarà capace di mettersi davvero in ascolto di tutti. Se i giovani saranno coinvolti in questo percorso e impareranno ad ascoltare la voce di Dio attraverso i loro desideri più profondi e le necessità del mondo in cui vivono. Se le famiglie cristiane saranno aiutate a prendere consapevolezza del dono ricevuto nel matrimonio e di essere i primi trasmettitori della fede ai figli. E se ciascuno di noi , guardando al tessuto della comunità cristiana, vedrà esempi di collaborazione fra uomini e donne, di stima reciproca fra preti, laici e consacrati… allora vorrà dire che è cresciuta la consapevolezza del compito e del contributo che ciascun battezzato può dare nella comunità. A ciascuno di noi serve oggi un po’ di quel coraggio e di quella capacità che ebbe San Francesco di Assisi di guardare alle fragilità della Chiesa attivandosi per ricostruirla dall’interno. Certamente ciò che fece Francesco dopo aver ascoltato la voce del Crocifisso che gli parlò nella chiesetta in rovina a San Damiano fu un po’ ingenuo, solo dopo comprese che non era l’edificio di mattoni che andava ricostruito. Tuttavia pur senza comprendere del tutto quella voce non fuggì, non criticò spietatamente, ma fece l’unica cosa che poteva fare in quel momento… si mise a riparare quelle rovine e diede l’esempio con la sua vita. Suor Claudia Berton Il cammino sinodale, soprattutto in questa fase dell’ascolto, ci può offrire l’occasione di comprendere i motivi della "frattura" fra i battezzati e la realtà ecclesiale e del venir meno delle vocazioni in generale, in primis quelle di speciale consacrazione nella chiesa, ma anche quelle al matrimonio cristiano Stiamo vivendo il sinodo diocesano e più precisamente la fase dell’ascolto. Così vogliamo chiamare questo tempo nel quale in ogni parrocchia della diocesi si è invitati a trovare luoghi, occasioni e modalità per ascoltare l’esperienza di tutti i battezzati, e magari anche di chi non lo è, e tuttavia può avere qualcosa da dire alla comunità cristiana Nei due Quaderni preparati per il cammino sinodale il Vescovo fa una lettura della realtà, frutto della visita pastorale e dell’esperienza di questi anni in diocesi, lettura condivisa dalla segreteria generale del sinodo Eppure la Parola di Dio, come si dice nella Lettera agli Ebrei, è viva ed efficace. E certamente, anche in questo tempo faticoso, Dio continua a chiamare, a fidarsi di noi e a chiedere la nostra collaborazione per costruire il suo Regno Previous Next

  • IL POPOLO n. 16 del 24.04.2022

    IL POPOLO n. 16 del 24.04.2022 < Back Verso l’assemblea sinodale: i tempi La nuova fase: cinque sotto assemblee territoriali in cui lavorano i 600 delegati scelti per la tappafinale IL POPOLO Verso l’assemblea sinodale: i tempi La nuova fase: cinque sotto assemblee territoriali in cui lavorano i 600 delegati scelti per la tappafinale Il cammino verso l’assemblea sinodale, cominciato già un anno fa, si snoda adesso verso una nuova fase: quella che vedrà tutti i delegati che comporranno l’Assemblea, lavorare in "piccole" assemblee di area che si svolgeranno in cinque zone diverse del nostro territorio diocesano: Concordia, Pordenone, Roveredo, Spilimbergo, San Vito. A seguito delle indicazioni che ci sono giunte dalle varie Unità Pastorali e dalla pronta risposta di associazioni e varie realtà diocesane, si è definito il numero di 600 delegati che prenderà parte ai lavori dell’Assemblea Sinodale. Anzitutto è doveroso dire il nostro grazie a ciascuno per l’impegno e la passione che da subito avete mostrato. Ciò che ci attende è un cammino di costante ascolto e di preghiera, certi che sarà lo Spirito Santo a guidare ogni nostro passo in questo processo di rinnovamento di tutta la Chiesa e in particolare della nostra Chiesa di Concordia-Pordenone. Papa Francesco non si stanca di invitarci a vivere lo spirito del Concilio Vaticano II, per essere una Chiesa che diffonde la gioia del Vangelo, perché la gioia della Chiesa è evangelizzare. Stiamo ultimando la fase di Ascolto, che ci ha visti impegnati per circa un anno. Sono stati tanti i contributi giunti da più parti della nostra diocesi. Non solo parrocchie: sono stati numerosi i contributi da parte di Pro Loco, amministrazioni comunali, mondo del volontariato, associazionismo cattolico e non, scuola, mondo del lavoro. Attraverso l’iniziativa #tiascolto sono state distribuite più di 60 scatole in diversi punti della provincia di Pordenone dove la gente ha potuto lasciare il proprio pensiero rispetto alla Chiesa e alle parrocchie. Non è stato un lavoro facile ma grazie all’impegno di numerose persone abbiamo raccolto tanto materiale. Sulla base di quanto emergerà dalla lettura di questi contributi ricevuti, verrà realizzato l’Istrumentum Laboris che accompagnerà il cammino dell’Assemblea Sinodale per area (da ottobre 2022 a maggio 2023), nella quale i delegati avranno la responsabilità di farsi voce dello Spirito per il bene delle nostre comunità cristiane, offrendo le ’proposizioni’ per l’Assemblea unitaria conclusiva. Perché i delegati possano prepararsi al meglio, prima di accedere alla fase delle assemblee di area, la Segreteria Generale si è preoccupata di organizzare due serate formative che si terranno presso l’Oratorio della parrocchia San Pietro di Cordenons (Sclavons). - La prima sarà venerdì 29 aprile, dalle ore 20.30 alle 22.15, dopo un tempo di preghiera e di invocazione dello Spirito, Stefano Bucci del "Centro Studi Missione Emmaus" di Roma, ci aiuterà nella riflessione per entrare nel vero clima e stile sinodale. - La seconda sarà venerdì 27 maggio, sempre dalle 20.30 alle 22.15, dove saranno presentati i temi e il funzionamento delle Assemblee sinodali di area che cominceranno con il prossimo ottobre. Alex Zappalà Vice-segretario della Segreteria Generale Nuova fase: tutti i delegati che comporranno l’Assemblea, lavorare in "piccole" assemblee di area che si svolgerannoin cinque zone del nostro territorio diocesano: Concordia, Pordenone, Roveredo, Spilimbergo e San Vito A seguito delle indicazioni che ci sono giunte dalle varie Unità Pastorali e dalla pronta risposta di associazioni e varie realtà diocesane, si è definito il numero di 600 delegati che prenderà parte ai lavori dell’Assemblea Sinodale #TIASCOLTO Abbiamo bisogno del tuo aiuto! Rispondendo alle due domande ci aiuterai a creare una Chiesa al passo con i tempi come Papa Francesco auspica: “Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare ‘è più che sentire’. È un Ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare. Solo volgendo lo sguardo verso l'orizzonte possiamo rinnovare davvero la nostra pastorale e adeguarla alla missione della Chiesa nel mondo di oggi; solo così possiamo affrontare la complessità di questo tempo, riconoscenti per il percorso compiuto e decisi di continuarlo con speranza”. 1. Cosa chiedi tu alla Chiesa oggi? Come potrebbero le nostre parrocchie rinnovarsi, guardando al futuro? 2. Se ti senti lontano dalla Chiesa, perchè? Si può rispondere dal sito de Il Popolo = www.ilpopolopordenone.it o quello della Diocesi = https://diocesi.concordia-pordenone.it Previous Next

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    Stampa 2024 Il POPOLO - 21 gennaio Il POPOLO - 28 gennaio Il POPOLO - 4 febbraio Il POPOLO - 11 febbraio Il POPOLO - 18 febbraio

  • IL POPOLO n. 11 del 20.03.2022

    IL POPOLO n. 11 del 20.03.2022 < Back Verso l’assemblea sinodale Azione cattolica diocesana Un cammino di domande aperte IL POPOLO Verso l’assemblea sinodale Azione cattolica diocesana Un cammino di domande aperte Come percorso sinodale, come Azione Cattolica diocesana, abbiamo pensato di affidare alcune domande proposte nel secondo quaderno del testo diocesano "Rimessi in cammino per un nuovo annuncio del Vangelo" ai singoli settori (Giovani e Adulti, all’ACR, al consiglio diocesano, ai presidenti parrocchiali e anche ai nostro soci impegnati nella amministrazioni comunali per raccogliere anche la loro esperienza. In seguito raccoglieremo le risposte e faremo una sintesi da inviare alla segreteria diocesana del Sinodo. Abbiamo scelto alcune domande generali per tutti: 12.1 Quali sono le domande e i bisogni importanti che cogliamo nel nostro tempo a partire da quanto accade (e con i quali la Chiesa dovrebbe confrontarsi); 12.2 Quali segni di Vita cogliamo. Dove scorgiamo l’azione e il richiamo dello Spirito in questo tempo; 19.1 Quali sono le sorgenti della nostra fede. Come alimentare il nostro sentirci comunità Chiesa, essere comunione, condivisione; E alcune altre domande specifiche in base ai percorsi che ciascun settore (giovani/adulti) e l’ACR, il consiglio diocesano stanno svolgendo in quest’anno associativo o al tipo di esperienza (es. ai presidenti parrocchiali per promuovere il percorso sinodale nelle proprie associazioni) sulle seguenti tematiche: - EVANGELIZZAZIONE: quali scelte fare per annunciare e trasmettere il Vangelo a partire dal coinvolgimento dei genitori, -FAMIGLIE come le famiglie possono essere aiutate a vivere con più consapevolezza il dono ricevuto nel matrimonio a come mettersi in ascolto delle situazioni di "irregolarità" affettiva. - GIOVANI: Quali proposte posso essere attuate dai giovani e per i giovani in una comunità cristiana, perché siano protagonisti della loro crescita umana, affettiva e spirituale e così possano scoprire il dono che Dio ha fatto loro per il bene del mondo - AMBIENTE: cambiamenti climatici, le guerre in molte parti del mondo, provocano migrazioni di popoli di diverse culture e appartenenze religiose. Come la comunità cristiana si sente coinvolta, annunciando il Vangelo a partire dall’essere accogliente verso queste situazioni. Quale segni concreti porre perché il nostro essere cristiano sia in dialogo con tutti. -FORME DI POVERTA’: come mantenere attenzione nei confronti di nuove forme di povertà che oggi minacciano la pace sociale e la dignità delle persone, di chi vive la malattia, il lutto - TEMI "ETICI": Quali occasioni di dialogo e confronto creare fra quanti hanno diverse opinioni a livello etico, così diffuse e confuse nella società di oggi? Come la comunità cristiana può portare il suo contributo sereno ed evangelico dentro tali dialoghi? - COMUNITA’ ECCLESIALE: Quali scelte fare nelle parrocchie per rendere i Consigli Pastorali Parrocchiali e i Consigli di Unità Pastorale luoghi di autentica e fattiva corresponsabilità? Come la comunità ecclesiale e la società posso aiutare il vescovo a vivere l’essere segno di unità e di sollecitudine verso tutti, di modo che nessuno venga dimenticato o si senta emarginato? Quali posso essere le priorità imprescindibili che ogni presbitero è chiamato a custodire e coltivare per il bene della Chiesa e, di conseguenza, quali mansioni, attività o impegni è necessario che tralasci? Quale può essere oggi il contributo del cristiano e delle comunità ecclesiali alla formazione di una società più giusta ed equa per far maturare in tutti il senso di cittadinanza e partecipazione alla cosa pubblica? I lavori sono in corso, ne raccoglieremo i risultati. Paola Colussi Presidente diocesana Azione Cattolica Abbiamo pensato di affidare alcune domande proposte nel secondo quaderno del testo diocesano "Rimessi in cammino per un nuovo annuncio del Vangelo"ai singoli settori (Giovani e Adulti, all’ACR), al consiglio diocesano, ai presidenti parrocchiali e anche ai nostro soci impegnati nella amministrazioni comunaliper raccogliere anche la loro esperienza. In seguito raccoglieremo le risposte e faremo una sintesi da inviare alla segreteria diocesana del Sinodo Identità culturale, religione e fede una sinodalità possibile? A molti è parso che il cammino sinodale voluto fermamente da Papa Francesco per tutta la Chiesa sia una delle sue fantasiose creazioni poco radicate nella realtà. Infatti ancora troppe persone, compresi membri del clero, resistono a lasciarsi coinvolgere dentro un’esperienza di Chiesa che oggi è necessario vivere per esistere. Diventa tanto più chiaro alla luce della guerra di questi giorni. Non bastava il terribile dolore che si è abbattuto su milioni di persone, le più fortunate in fuga, ma in maniera ancora più sconvolgente, si vengono ad aggiungere le parole di un vescovo, primate di tutte le Russie , che sostiene la guerra e la giustifica con collegamenti che hanno poca familiarità con le basi della logica. A detta sua, infatti, la distruzione della vita umana, che è quello che cade sotto i nostri occhi, non è lo scopo voluto da questa guerra; piuttosto la guerra è contro la cultura imperante che vuole togliere ogni identità culturale ai popoli che si riconoscono in determinati valori additati come cristiani. È chiaro a tutti che il ragionamento di questo vescovo è insostenibile e non si capisce come da una capo religioso, formato all’intelligenza del vangelo dell’inerme crocifisso, possano uscire parole che giustificano e sostengono la violenza. Cristianamente è inaccettabile e non vi è affermazione o esempio dato da Gesù che possa avvallare tali dichiarazioni, chiamate omelie. Mai Gesù ha fatto suo lo stile della violenza e del procurare la morte. Mai! Pur vestito da capo religioso, questo vescovo si è atteggiato a esperto politico, accusando genericamente il mondo occidentale di aver tradito le proprie radici cristiane. Infatti la nostra cultura avrebbe sostituto i valori di moralità fondati sulla legge divina con i disvalori di una cultura antropologicamente debole, perché incapace di chiamare i peccati con il proprio nome. Non è la prima volta, nella storia del cristianesimo , che si vede usare l’appartenenza religiosa per coprire un problema di identità culturale. Questa si forma con la pazienza dello studio e dell’ascolto, non la prepotenza della violenza e delle armi. La fede in Cristo può essere ridotta a un problema di appartenenza culturale? Se l’essere cristiani è solo un problema di identità culturale, allora non ha più senso credere alla missione degli apostoli, alla cattolicità della Chiesa, alla paternità universale di Dio. Il vangelo, in duemila anni, è stato sempre principio di discernimento dentro ogni cultura, perché si impari a valutare tutto e a tenere ciò che è buono (1Tessalonicesi 5,21-22). È questo il primo principio della morale cristiana che si trova nel più antico testo scritto dall’apostolo Paolo. La forma sinodale che papa Francesco intende dare a tutta la Chiesa vuole uscire dalle strettoie di un’identificazione tra fede in Cristo e cosiddette culture cristiane. Queste ultime esprimono la propria fede nel contesto dei propri codici culturali, ma la fede in Cristo è un dono per tutti. Se in nome della propria appartenenza religiosa o culturale si riuscisse a vanificare la croce di Cristo, dono gratuito della paternità di Dio per tutta l’umanità, allora qui non si fa il gioco di colui che vince, ma di colui che ha sempre perso. L’esperienza sinodale è una grande sfida che chiede a tutti i credenti di essere memoria non di tradizioni umane, ma di essere segni viventi del crocifisso risorto che non ha mai avuto paura di confrontarsi con nessuna persona né di fronteggiare alcun prodotto della mente umana. Le culture dei popoli e l’identità di ciascuna persona crescono con la luce mite del vangelo e con il calore della carità, non con il fuoco incrociato dei cannoni. Questa situazione ci spinge a metterci dentro, con maggior tenacia, dentro il cammino sinodale, perché, per noi che siamo ben al di qua del Volga, ignorare questo stile, oggi necessario, vuol dire rifiutare la possibilità di vivere il vangelo nel nostro tempo. E se non possiamo viverlo oggi, quando? Maurizio Girolami Segretario generale Le parole del patriarca di tutte le Russie lasciano sconcertati. Non è la prima volta, nella storia del cristianesimo, che si vede usare l’appartenenza religiosa per coprire un problema di identità culturale. Ma mai Gesù ha fatto suo lo stile della violenza e del procurare la morte. Mai! Previous Next

  • IL POPOLO n. 22 del 05.06.2022

    IL POPOLO n. 22 del 05.06.2022 < Back Assemblea sinodale: 2°incontro preparatorio Tensioni, resistenze, giunture un impianto pieno di energia IL POPOLO Assemblea sinodale: 2°incontro preparatorio Tensioni, resistenze, giunture un impianto pieno di energia Sentire alcune parole insolite nelle riunioni ecclesiali fa bene, perché possono aprire lo sguardo ad una realtà che aiuta a vedere le cose sotto altri punti di vista. Per il secondo incontro plenario dei delegati dell’Assemblea sinodale lo scorso 27 maggio è stato di nuovo invitato Stefano Bucci, del Centro Studi Emmaus , il quale ci aveva offerto già a fine aprile alcuni spunti di riflessione che hanno lasciato un sapore di nuovo e di appetitoso, anche se molti punti erano rimasti oscuri. Per questo lo abbiamo richiamato per rispondere alle domande che gli avevamo posto, per spiegare meglio, per approfondire. Così egli ha fatto, raccogliendo attorno a tre parole fondamentali il suo intervento : lasciare, abitare esplorare. Lasciare : non fidarsi delle solite ricette, accettare di compiere scelte piccole ma irreversibili che possano produrre un cambiamento effettivo, abbattendo muri, camminando insieme, accettando la non linearità della vita. La seconda parola scelta è stata abitare : le fragilità, innanzitutto, facendo rete, perché nessuno si senta abbandonato ed escluso; per questo ci vogliono persone che sanno prendersi cura, ministri di giuntura, di collegamento, di accompagnamento. E poi esplorare , non partendo dai problemi e dai bisogni che rischiano di incatenare le menti a schemi obsoleti, ma a partire da un sogno, senza trovare l’alibi che qualcuno prima o poi ci penserà. Ciascuno è chiamato a fare la sua parte, perché ognuno può innescare un processo positivo al cambiamento. L’incontro è stato introdotto da un momento di preghiera centrato tutto sul tema del volto: quello di Gesù che ci guarda con affetto sempre, quello che discepoli che guardano al mondo abitati dalla forza della sua presenza, e ancora una volta il volto di Cristo che viene portato all’umanità dai suoi discepoli come il dono più prezioso che rimette in piedi, risana, guarisce, rallegra. Il cammino sinodale ha proprio questa intenzione : rendere il volto dei cristiani più simile a quello di Gesù aperto a tutti, pronto ad accogliere senza giudicare nessuno, pronto a fare il primo passo per dare a ciascuno la possibilità di fare la propria parte nell’edificazione del regno. Assieme a queste tre parole scelte da Bucci, vorrei richiamare alla memoria altre tre parole non meno importanti che hanno costruito il vocabolario di quella serata: tensioni, resistenze e giunture . Spiegando il rapporto tra progetto e processo, Stefano ha ben spiegato che non si devono vedere contrapposizioni, ma tensioni, cioè accentuazioni, calibrature, che hanno lo scopo di includere e non escludere. Tensione significa impossibilità di diventare rigidi e, quindi, di rompersi e, nello stesso tempo, a non rammollirsi troppo con il rischio di diventare inutili. Come succede ad una corda della chitarra che va tesa al punto giusto per dare la nota che si vuole: non troppo, altrimenti si spezza; non lasciarla arrugginire, altrimenti si spacca; non troppo allentata, altrimenti non si suona. Ogni cambiamento, poi, ha delle resistenze . Fin dai primi passi del cammino sinodale ne sono emerse tante. Senza nasconderci, diciamolo pure, resistenze da parte dei nostri preti, i quali indaffarati a compiere bene il loro ministero così come gli era stato insegnato, forse hanno dimenticato di tenere in tensione l’orecchio e il cuore sul cambiamento d’epoca che stiamo vivendo. Tensione necessaria se si vuole vivere l’oggi di Dio. Le resistenze vanno forse combattute, perché avvertite ostili? Il vangelo, ci è stato ricordato con altre parole, non si contrappone a chi gli resiste, ma con pazienza alimenta il bene che c’è. In questo caso è bene spendere energie per cambiare e restare nella tensione giusta, senza troppo lasciarci turbare dalle resistenze. E poi le giunture , diventate in quella serata ministero ecclesiale. Sì, perché la Chiesa è un corpo vivo fatto di muscoli, ossa, tessuti, ma anche tendini, cartilagini, connettori, sinapsi. Come dice Efesini 4,16: "Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, cresce". Chi nelle comunità cristiane si preoccupa di custodire la comunione possibile? Insomma se Bucci avesse dovuto spiegare come funziona un impianto elettrico forse non avrebbe impiegato parole molto diverse: riti, fili, connettori, tensione elettrica da calcolare bere, resistenze da sistemare al posto giusto. Senza questi elementi non passa energia, non c’è luce, non funzionano gli apparecchi elettrici. Fuori di metafora , è necessario vivere il cammino sinodale per far scorrere in tutto il corpo vivo della Chiesa diocesana l’energia di bene che è presente nel cuore di tante persone e che Dio non si stanca mai di donare a tutti con sovrabbondanza. Maurizio Girolami Segretario Generale E siamo al quarto quaderno... Venerdì 27 maggio siamo stati accolti, in un ambiente ben predisposto, dal sorriso e dalla gentilezza dei volontari della Parrocchia di Sclavons - San Pietro per vivere insieme il secondo momento formativo preparatorio all’Assemblea sinodale. Eravamo tanti e infatti la coda all’ingresso della palestra si faceva lunga, via via che si avvicinava l’ora d’inizio. Creava clima ed anche una certa aspettativa il sottofondo musicale delle voci giovanili che ci invitavano a provare i canti proposti. Nel momento liturgico iniziale, intenso e vibrante, il vescovo Giuseppe ci ha offerto un’immagine evangelica: Marta e Maria. All’arrivo di Gesù si sono premurate ad accoglierlo, hanno lasciato le loro occupazioni per aprire la loro casa, per fare spazio vitale nelle loro esistenze al Maestro. Una prima modalità di Chiesa missionaria, che si preoccupa di entrare subito e sempre in relazione con il Maestro Gesù per poi ridirlo agli altri narrando la personale esperienza del suo amore e della sua tenerezza. È seguito l’intervento di Stefano Bucci , come già nella precedente serata, denso, suggestivo, evocativo, sistematico (vedere articolo in merito). Di seguito il segretario generale dell’Assemblea sinodale, don Maurizio Girolami , sventolando un fascicolo, è salito sul palco e con simpatia ed arguzia ci ha presentato il Quarto Quaderno , attraverso il supporto di diverse slide. Già il numero quattro dice quanto lavoro di pensiero, di riflessione e di rielaborazione ha comportato questa prima fase sinodale. Il quarto quaderno è il vademecum per le assemblee di area . Lo strumento utile per capire la composizione, gli strumenti a disposizione e il funzionamento delle Assemblee di Area nelle sue varie parti. Innanzitutto la tipologia degli incontri , che avranno una modulazione propria e diversa, in particolare i primi due si distingueranno dai rimanenti. Nuove modalità di svolgimento all’inizio delle attività delle Assemblee sinodali d’area per creare clima, confidenza, stima reciproca. Nella prima pagina si declina la composizione delle Assemblee, indicando soggetti, vincoli e spirito di partecipazione. Ci si ritrova con spirito ecclesiale di servizio al Vangelo di Cristo, impegnandosi a svolgere con cura il proprio compito. Le finalità delle stesse sono acquisire uno stile sinodale per sperimentare l’essere Chiesa, avviare e favorire il dialogo e lo scambio di riflessione tra i membri, delineare e determinare le priorità per l’azione pastorale dei prossimi anni. In questi mesi estivi verrà predisposto dalla segreteria generale l’Instrumentum Laboris . È uno strumento che ha la funzione di indicare le azioni concrete per il cammino della Chiesa diocesana, una chiesa sempre più missionaria e sempre meno arroccata e avviluppata nell’agire pastorale, organizzativo, prospettico, che finora l’ha caratterizzata. L’ Instrumentum Laboris , approvato dal Consiglio Presbiterale, sarà messo a disposizione per tutti coloro - parrocchie, movimenti, gruppi ecc. - che intendono offrire un loro contributo. Le Assemblee sinodali sono cinque, composte da 100/120 delegati e si ritroveranno in questi luoghi geografici: Concordia, Pordenone, Roveredo, San Vito, Spilimbergo. La dislocazione geografica cerca di favorire la partecipazione dei delegati, senza imporre gravosi e onerosi spostamenti. A sua volta ogni Assemblea d’area è suddivisa in tre gruppi di lavoro di 30/40 persone e ciascun gruppo dibatterà uno dei temi presenti nella specifica area geografica. I vari delegati, confrontandosi con l’Unità pastorale di appartenenza, sceglierà liberamente a quale Assemblea d’area iscriversi e a quale gruppo tematico partecipare. In ogni Assemblea d’area ci saranno tre aree tematiche da discutere , che verranno presentate dalla Segreteria generale agli inizi di settembre 22’. Il Vademecum offre poi precise indicazioni del come si realizzeranno i primi due incontri, che hanno singolari denominazioni: "Conversazione Spirituale" e " World cafè". Certamente il lavoro che si prospetta per ogni singolo gruppo e le attese specifiche sono esigenti ed elevati. Il buon andamento dei lavori è affidato al moderatore d’area e ai facilitatori. Nella consapevolezza che ostacoli, intoppi, stanchezze sono propri di ogni attività umana condivisa ci può essere anche l’aiuto di esterni per così riprendere e proseguire il cammino, dentro un confronto libero e sincero. La conclusione dei lavori di Area , senza poter ora entrare nel dettaglio, avverrà nell’ultimo incontro dove si presenteranno le sintesi in forma di propositiones attorno a delle parole chiave. Nel vademecum troviamo all’ appendice n. 1 il calendario dei diversi incontri, questo permette alle diverse programmazioni pastorali diocesana, parrocchiale e dei diversi gruppi, aggregazioni, realtà di non sovrapporsi per dare la necessaria e dovuta priorità all’attività sinodale. Le appendici n. 2 e 3 descrivono i metodi della "Conversazione Spirituale" e del "World cafè". Infine nell’ appendice n. 4 vengono offerti degli spunti di lettura in preparazione alle Assemblee di area. Certamente ad una prima esposizione e lettura il tutto sembra assai articolato e complesso, ma prendendo confidenza con il vademecum tante perplessità e preoccupazione verranno facilmente superate. Al termine della serata , dopo la recita del Padre nostro, è stato consegnato ai partecipanti un ulteriore omaggio: un quaderno/agenda per segnare i vari lavori, pensieri, proposte ecc. che caratterizzeranno l’attività dei delegati sinodali nel prossimo anno pastorale. Diac. G Mauro Dalla Torre Delegato vescovile per la cultura Previous Next

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