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  • IL POPOLO n. 33 del 05.09.2021

    < Back IL POPOLO n. 33 del 05.09.2021 IL POPOLO ​ Assemblea sinodale e formazione missionaria Assemblea sinodale e formazione missionaria La formazione è, insieme alle relazioni, uno dei termini principali sui quali le parrocchie e le unità pastorali della nostra diocesi hanno posto l’accento rispondendo al questionario formulato in occasione della recente visita pastorale del Vescovo. Che rapporto c’è tra questo tema importante e l’Assemblea Sinodale che si sta preparando in diocesi? C’è un rapporto stretto e articolato. Lo si evince anzitutto dal fatto che entrambi i Quaderni preparatori dell’Assemblea mettono in risalto la centralità della formazione, "esigenza che diventa bisogno per chiunque vuole crescere" (Quaderno Secondo, par. 6). Questa "parola emergente, e mai invecchiata" (Quaderno Primo, par. 14), si declina in vari ambiti (personale, familiare, catechistico, liturgico), è attribuita a diversi soggetti (non solo le nuove generazioni, ma anche gli adulti, cioè genitori, catechisti, diaconi e presbiteri) e ha per oggetto differenti realtà (il Vangelo da un lato e la cultura del nostro tempo dall’altro). Che il nesso tra formazione e Assemblea Sinodale sia essenziale, lo si può capire inoltre riflettendo sulla natura e sullo scopo di ciascuna. L’Assemblea Sinodale potrebbe essere definita come un rimettersi in cammino tutti insieme per riannunciare il Vangelo tutti insieme. È una strada che viene condivisa (questo significa etimologicamente la parola "sinodo") al fine di tracciare un’altra strada da condividere, quella di una nuova evangelizzazione. Lo scopo dell’Assemblea Sinodale è dunque quello di agevolare nella nostra diocesi la trasformazione missionaria della Chiesa, come indicato da Papa Francesco nella Evangeliigaudium. Si tratta di un processo di riforma che non investe soltanto le strutture, ma coinvolge direttamente la persona di ogni singolo fedele. "Siamo giunti ad una svolta che interpella ciascun battezzato a fare la propria parte perché la fede risplenda nel nostro tempo con la sua inesauribile forza di umanità e di pace per tutti" (Quaderno Primo, par. 22). È precisamente questo il punto di innesto tra la riforma missionaria , a cui è finalizzata l’Assemblea Sinodale, e la formazione. La formazione in generale , infatti, è il processo attraverso il quale una persona perfeziona le proprie capacità diventando in grado di compiere nel modo migliore ciò di cui è capace. Nello specifico , tutti i battezzati possiedono, in virtù del battesimo, una capacità missionaria: "È il battesimo, infatti, che abilita ogni credente ad andare dappertutto per portare ad ogni persona l’annuncio di amore e di salvezza del Risorto" (Quaderno Primo, par. 23). Il compito missionario al quale ogni battezzato è chiamato, tuttavia, può essere svolto al meglio solo mediante un’adeguata formazione. Nessuno si sognerebbe di inviare un missionario in terre lontane senza prima averlo formato come si deve; analogamente, non è pensabile che un battezzato possa operare bene come evangelizzatore senza una formazione adatta al tipo speciale di evangelizzazione a cui è chiamato nel proprio ambiente quotidiano di vita. Senza formazione, non ci può essere buona evangelizzazione. Il fine dell’Assemblea Sinodale , cioè la trasformazione missionaria della Chiesa di Concordia-Pordenone, non può essere veramente raggiunto senza la formazione di tutti i battezzati che compongono la nostra Chiesa diocesana. Il rapporto tra Assemblea Sinodale e formazione può essere chiarito con una similitudine tratta dal mondo sportivo, che in questa indimenticabile estate del 2021 ha regalato a noi italiani grandi soddisfazioni. Non sembri irriverente un tal genere di paragone: lo usava già san Paolo nelle sue lettere (1 Cor 9, 24-27). Immaginate una squadra di calcio dal glorioso passato che si riduca a giocare soltanto in difesa, perdendo gradualmente posizioni in classifica e stima in se stessa. Immaginate ora un allenatore che voglia cambiare il gioco di questa squadra, facendola uscire dalla propria metà campo e riportandola ad avere l’iniziativa, a costo di correre qualche rischio nel reparto difensivo. Alla squadra verranno dati nuovi schemi e ai giocatori saranno attribuiti ruoli differenti rispetto a prima. Per attuare gli schemi e svolgere i loro nuovi ruoli, i giocatori avranno bisogno di modificare i loro allenamenti e le loro relazioni in campo. Mettete ora al posto della squadra la nostra Chiesa diocesana , al posto dell’allenatore il nostro Vescovo e al posto dei giocatori tutti noi battezzati della diocesi: se vogliamo essere una Chiesa in uscita, che prenda l’iniziativa e si spinga coraggiosamente in avanti con proposte innovative di evangelizzazione, tutti dobbiamo accettare di modificare i nostri schemi precedenti e prepararci a quelli nuovi con la formazione missionaria necessaria a ciascuno di noi. L’Assemblea Sinodale ci offre una grossa opportunità , quella di contribuire alla definizione dei nuovi "schemi di gioco" e all’individuazione delle forme di "allenamento" di cui abbiamo bisogno per attuarli. Fuor di metafora, attraverso le fasi di ascolto e di confronto dell’Assemblea Sinodale, potremo aiutarci reciprocamente a capire quali passi compiere "per diventare discepoli del Maestro Gesù, il quale uscì lungo le strade del mondo per incontrare ogni situazione umana" (Quaderno Secondo, par. 7), consapevoli e fiduciosi che, come egli ci ha insegnato, "ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro" (Lc 6, 40). Giovanni Catapano Entrambi i Quaderni preparatori dell’Assemblea mettono in risalto la centralità della formazione, "esigenza che diventa bisogno per chiunque vuole crescere" Che il nesso tra formazione e Assemblea Sinodale sia essenziale, lo si può capire inoltre riflettendo sulla natura e sullo scopo di ciascuna Parole guida dalla CEI La missione della parrocchia oggi Per il pastore, anche una sola pecora è tanto importante da indurlo a lasciare tutte le altre nel deserto, per andare a cercare l’unica che si è smarrita. Il pastore Gesù è la trasparenza dell’amore di Dio, che non abbandona nessuno, ma cerca tutti e ciascuno con passione. Tutte le scelte pastorali hanno la loro radice in quest’immagine evangelica di ardente missionarietà Nella parabola del pastore e della pecora perduta e ritrovata, Gesù si preoccupa di mostrare che, per il pastore, anche una sola pecora è tanto importante da indurlo a lasciare tutte le altre nel deserto, per andare a cercare l’unica che si è smarrita; e quando la ritrova, prova una grande gioia e vuole che la sua gioia sia condivisa (cfr Lc 15,4-7). Il pastore Gesù è la trasparenza dell’amore di Dio, che non abbandona nessuno, ma cerca tutti e ciascuno con passione. Tutte le scelte pastorali hanno la loro radice in quest’immagine evangelica di ardente missionarietà. Essa appartiene in modo tutto particolare alla parrocchia. Nata come forma della comunità cristiana in grado di comunicare e far crescere la fede nella storia e di realizzare il carattere comunitario della Chiesa, la parrocchia ha cercato di dare forma al Vangelo nel cuore dell’esistenza umana. Essa è la figura più conosciuta della Chiesa per il suo carattere di vicinanza a tutti, di apertura verso tutti, di accoglienza per tutti. Nel cattolicesimo, in particolare in quello italiano, le parrocchie hanno indicato la "vita buona" secondo il Vangelo di Gesù e hanno sorretto il senso di appartenenza alla Chiesa. Con la sua struttura flessibile, la parrocchia è stata in grado, sia pure a volte con fatica, di rispondere alle trasformazioni sociali e alle diverse sensibilità religiose. A livello di parrocchia si coglie la verità di quanto afferma il Concilio Vaticano II, e cioè che "la Chiesa cammina insieme con l’umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena" (Gaudium et Spes 40). Oggi, però, questa figura di parrocchia si trova minacciata da due possibili derive: da una parte la spinta a fare della parrocchia una comunità "autoreferenziale", in cui ci si accontenta di trovarsi bene insieme, coltivando rapporti ravvicinati e rassicuranti; dall’altra la percezione della parrocchia come "centro di servizi" per l’amministrazione dei sacramenti, che dà per scontata la fede in quanti li richiedono. La consapevolezza del rischio non ci fa pessimisti: la parrocchia nel passato ha saputo affrontare i cambiamenti mantenendo intatta l’istanza centrale di comunicare la fede al popolo. Ciò tuttavia non è sufficiente ad assicurarci che anche nel futuro essa sarà in grado di essere concretamente missionaria. Perché ciò accada, dobbiamo affrontare alcuni snodi essenziali. Il primo riguarda il carattere della parrocchia come figura di Chiesa radicata in un luogo: come intercettare "a partire dalla parrocchia" i nuovi "luoghi" dell’esperienza umana, così diffusi e dispersi? Altrettanto ci interroga la connotazione della parrocchia come figura di Chiesa vicina alla vita della gente: come accogliere e accompagnare le persone, tessendo trame di solidarietà in nome di un Vangelo di verità e di carità, in un contesto di complessità sociale crescente? E ancora, la parrocchia è figura di Chiesa semplice e umile, porta di accesso al Vangelo per tutti: in una società pluralista, come far sì che la sua "debolezza" aggregativa non determini una fragilità della proposta? E, infine, la parrocchia è figura di Chiesa di popolo, avamposto della Chiesa verso ogni situazione umana, strumento di integrazione, punto di partenza per percorsi più esigenti: ma come sfuggire al pericolo di ridursi a gestire il folklore religioso o il bisogno di sacro? Su questi interrogativi dobbiamo misurarci per riposizionare la parrocchia in un orizzonte più spiccatamente missionario. […] Nell’Eucaristia, dono di sé che Cristo offre per tutti, riconosciamo la sorgente prima, il cuore pulsante, l’espressione più alta della Chiesa che si fa missionaria partendo dal luogo della sua presenza tra le case degli uomini, dall’altare delle nostre chiese parrocchiali. Dalla nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (30 maggio 2004) Previous Next

  • IL POPOLO n. 24 del 13.06.2021

    < Back IL POPOLO n. 24 del 13.06.2021 IL POPOLO ​ Al lavoro per l’assemblea sinodale La cabina di regia: un "pensatoio" di trenta membri scelti dal Vescovo e dal Consiglio episcopale Al lavoro per l’assemblea sinodale La cabina di regia: un "pensatoio" di trenta membri scelti dal Vescovo e dal Consiglio episcopale Come sappiamo, il cammino dell’Assemblea Sinodale è cominciato ufficialmente lo scorso 10 aprile. Negli articoli che sono stati pubblicati su Il Popolo durante il mese di maggio, abbiamo appreso che questo sarà un percorso lungo, con dei ritmi di marcia precisi che passeranno dall’ascolto del territorio al confronto tra tutti i membri delle nostre comunità parrocchiali e - ci auguriamo - portino ad una riflessione che possa generare processi nuovi all’interno della nostra amata chiesa. Da qualche settimana è cominciata la distribuzione dei due quaderni di lavoro. Il primo, detto orientamenti, è uno strumento di riflessione teologica che ci permette di entrare bene nel tema "Rimessi in cammino per un nuovo annuncio del Vangelo". Il secondo è lo strumento che accompagnerà tutta la fase di ascolto, dove vengono presentate i quattro punti nodali che fanno da base perché si generino più ampi confronti. Tutto questo materiale, come anche tutto ciò che verrà più avanti, è frutto di una condivisione e di un lavoro condiviso tra la Presidenza dell’Assemblea e la Segreteria Generale costituita proprio per generare un "pensatoio", un luogo di confronto, una cabina di regia che prepara e accompagna i lavori dell’Assemblea durante tutto il cammino. Si tratta di 30 membri, scelti dal vescovo e dal suo Consiglio Episcopale. E’ costituita da sacerdoti e laici, religiosi e religiose, tra i laici ci sono famiglie, adulti e giovani. Tutti scelti non solo per il servizio che attualmente svolgono nelle proprie realtà parrocchiali o diocesane, ma anche per l’esperienza e la passione con cui vivono la propria fede. Una cosa li accomuna tutti: il desiderio grande di aiutare la chiesa a proseguire il proprio cammino, generando processi nuovi, aiutandola a percorrere nuovi sentieri che attendono il suo passaggio. Con suo decreto, il vescovo li ha nominati e poi ha comunicato pubblicamente le loro disponibilità. Tutti loro hanno accolto con entusiasmo e grande senso di responsabilità questo incarico, mostrando sin da subito profondità di vedute e coraggio evangelico. La Commissione si è riunita per la prima volta lo scorso 15 marzo, purtroppo solo in video conferenza, poiché ci trovavamo in piena zona rossa, e poi una seconda volta a fine aprile in modalità mista tra presenze reali e presenza virtuali. L’augurio è che il prossimo incontro possa celebrare anche un ritorno alla modalità che più ci piace: lo stare insieme! Certo, ci siamo chiesti più volte - e se lo saranno chiesti anche altri - se fosse opportuno dare inizio a questo cammino in un periodo storico così difficile per l’umanità. Nel discernimento non ha prevalso la "voglia di fare" a tutti i costi, piuttosto l’urgenza di sottolineare che quel "rimessi in cammino" era già in atto. La pandemia ha arrestato certamente le attività di tutti ma non ha interrotto il cammino della chiesa che, come accaduto ai discepoli di Emmaus, è in cammino verso Gerusalemme. Lo era prima della pandemia e lo è anche durante! Un cammino che mi piace definire "senza fretta ma senza sosta". Nessuno ha fretta di arrivare primo o di precedere altri. La Timeline ovvero la linea del tempo tracciata è solo indicativa, cioè indica la direzione e le tappe ma per i tempi sappiamo che "Ciò che cresce lentamente mette radici profonde", come ci insegna la saggezza dei popoli Bantu. Ma al di là di ogni possibile ragionamento ciò che ci auguriamo di vero cuore è che tutti i fedeli delle nostre comunità possano sentire questa come un’occasione per parlare, confrontarsi anche su argomenti spinosi e dare suggerimenti o tracciare linee perché con metodo sinodale si possa generare e poi attuare un cambiamento. Alex Zappalà Sono in distribuzione due quaderni di lavoro Il primo, detto orientamenti, è uno strumento di riflessione teologica che ci permette di entrare bene nel tema "Rimessi in cammino per un nuovo annuncio del Vangelo". Il secondo è lo strumento che accompagnerà tutta la fase di ascolto, dove vengono presentate i quattro punti nodali che fanno da base perché si generino più ampi confronti Dal discorso del Santo Padre Francesco ai membri del collegio cardinalizio e della curia romana per la presentazione degli auguri natalizi (21 dicembre 2021) Parole guida dal Magistero di papa Francesco Dio continua a far crescere i semi del suo Regno in mezzo a noi Fratelli e sorelle, questa riflessione sulla crisi ci mette in guardia dal giudicare frettolosamente la Chiesa in base alle crisi causate dagli scandali di ieri e di oggi […] Una lettura della realtà senza speranza non si può chiamare realistica. La speranza dà alle nostre analisi ciò che tante volte i nostri sguardi miopi sono incapaci di percepire. Dio continua a far crescere i semi del suo Regno in mezzo a noi. […] Anche il nostro tempo ha i suoi problemi, ma ha anche la testimonianza viva del fatto che il Signore non ha abbandonato il suo popolo, con l’unica differenza che i problemi vanno a finire subito sui giornali - questo è di tutti i giorni - invece i segni di speranza fanno notizia solo dopo molto tempo, e non sempre. Chi non guarda la crisi alla luce del Vangelo, si limita a fare l’autopsia di un cadavere: guarda la crisi, ma senza la speranza del Vangelo, senza la luce del Vangelo. Siamo spaventati dalla crisi non solo perché abbiamo dimenticato di valutarla come il Vangelo ci invita a farlo, ma perché abbiamo scordato che il Vangelo è il primo a metterci in crisi.E’ il Vangelo che ci mette in crisi. Ma se troviamo di nuovo il coraggio e l’umiltà di dire ad alta voce che il tempo della crisi è un tempo dello Spirito, allora, anche davanti all’esperienza del buio, della debolezza, della fragilità, delle contraddizioni, dello smarrimento, non ci sentiremo più schiacciati, ma conserveremo costantemente un’intima fiducia che le cose stanno per assumere una nuova forma, scaturita esclusivamente dall’esperienza di una Grazia nascosta nel buio. "Perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore" (Sir 2,5). Infine, io vorrei esortarvi a non confondere la crisi con il conflitto: sono due cose diverse. La crisi generalmente ha un esito positivo, mentre il conflitto crea sempre un contrasto, una competizione, un antagonismo apparentemente senza soluzione fra soggetti divisi in amici da amare e nemici da combattere, con la conseguente vittoria di una delle parti. La logica del conflitto cerca sempre i "colpevoli" da stigmatizzare e disprezzare e i "giusti" da giustificare per introdurre la consapevolezza - molte volte magica - che questa o quella situazione non ci appartiene. Questa perdita del senso di una comune appartenenza favorisce la crescita o l’affermarsi di certi atteggiamenti di carattere elitario e di "gruppi chiusi" che promuovono logiche limitative e parziali, che impoveriscono l’universalità della nostra missione. "Quando ci fermiamo nella congiuntura conflittuale, perdiamo il senso dell’unità profonda della realtà" (Esort. ap. Evangeliigaudium, 226). La Chiesa, letta con le categorie di conflitto - destra e sinistra, progressisti e tradizionalisti - frammenta, polarizza, perverte, tradisce la sua vera natura: essa è un Corpo perennemente in crisi proprio perché è vivo, ma non deve mai diventare un corpo in conflitto, con vincitori e vinti. Infatti, in questo modo diffonderà timore, diventerà più rigida, meno sinodale, e imporrà una logica uniforme e uniformante, così lontana dalla ricchezza e pluralità che lo Spirito ha donato alla sua Chiesa. La novità introdotta dalla crisi voluta dallo Spirito non è mai una novità in contrapposizione al vecchio, bensì una novità che germoglia dal vecchio e lo rende sempre fecondo. Gesù usa un’espressione che esprime in maniera semplice e chiara questo passaggio: "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv 12,24). L’atto di morire del seme è un atto ambivalente, perché nello stesso tempo segna la fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro. Chiamiamo lo stesso momento morte-marcire e nascita-germogliare perché sono la medesima cosa: davanti ai nostri occhi vediamo una fine e allo stesso tempo in quella fine si manifesta un nuovo inizio. In questo senso, tutte le resistenze che facciamo all’entrare in crisi lasciandoci condurre dallo Spirito nel tempo della prova ci condannano a rimanere soli e sterili, al massimo in conflitto. Difendendoci dalla crisi, noi ostacoliamo l’opera della Grazia di Dio che vuole manifestarsi in noi e attraverso di noi. Perciò, se un certo realismo ci mostra la nostra storia recente solo come la somma di tentativi non sempre riusciti, di scandali, di cadute, di peccati, di contraddizioni, di cortocircuiti nella testimonianza, non dobbiamo spaventarci, e neppure dobbiamo negare l’evidenza di tutto quello che in noi e nelle nostre comunità è intaccato dalla morte e ha bisogno di conversione. Tutto ciò che di male, di contraddittorio, di debole e di fragile si manifesta apertamente ci ricorda con ancora maggior forza la necessità di morire a un modo di essere, di ragionare e di agire che non rispecchia il Vangelo. Solo morendo a una certa mentalità riusciremo anche a fare spazio alla novità che lo Spirito suscita costantemente nel cuore della Chiesa. I Padri della Chiesa erano consapevoli di questo, che chiamavano "la metanoia". Sotto ogni crisi c’è sempre una giusta esigenza di aggiornamento: è un passo avanti. Ma se vogliamo davvero un aggiornamento, dobbiamo avere il coraggio di una disponibilità a tutto tondo. Papa Francesco Una lettura della realtà senza speranza non si può chiamare realistica. La speranza dà alle nostre analisi ciò che tante volte i nostri sguardi miopi sono incapaci di percepire Chi non guarda la crisi alla luce del Vangelosi limita a fare l’autopsia di un cadavere... Previous Next

  • Popolo Portogruaro | pastoralepn

    Popolo 13 gennaio 2019 ​ ​ ​ Popolo 20 gennaio 2019 ​ ​ ​

  • IL POPOLO n. 22 del 30.05.2021

    < Back IL POPOLO n. 22 del 30.05.2021 IL POPOLO ​ Assemblea sinodale: i temi Sono quattro: essere chiesa in uscita la valorizzazione del battesimo la pastorale integrata e i ministeri laicali Assemblea sinodale: i temi Sono quattro: essere chiesa in uscita la valorizzazione del battesimo la pastorale integrata e i ministeri laicali Lo scorso 30 gennaio il Santo Padre, incontrando l’Ufficio Catechistico Nazionale, ha messo a fuoco alcuni elementi essenziali per l’annuncio del vangelo nel nostro tempo. Tali priorità sono state ben confermate dalla promulgazione della sua lettera apostolica dello scorso 11 maggio, con la quale istituisce il ministero del catechista. La presa di posizione del Papa è il più alto riconoscimento che si poteva dare ad un servizio che non risulta più ausiliario al compito di insegnamento dei vescovi e dei preti, ma è essenziale per la vita stessa della Chiesa e per il compimento della vocazione cristiana. Al centro c’è il vangelo di Gesù, che è la sua stessa persona. Cristo è un dono per tutti. Egli tutti chiama a seguirlo e a servirlo perché ciascuno, con i propri talenti, aiuti a comporre il corpo della sua Chiesa che nel mondo è chiamata ad essere segno concreto, visibile, efficace del suo amore per tutti gli uomini. L’Assemblea sinodale che stiamo vivendo vuole mettere al centro dell’attenzione quattro temi fondamentali, senza che questi siano esclusivi di altri che potranno emergere dall’ampio confronto che faremo in questi mesi fino ad ottobre. I primi due sono legati: essere Chiesa in uscita nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo e il battesimo come sorgente della fede. Anche gli ultimi due temi sono legati: si tratta delle scelte audaci da compiere per il rinnovamento di una pastorale integrata e un ripensamento dei ministeri ordinati e laicali a servizio della comunione nella vita della Chiesa. Gli ultimi due temi ci mettono di fronte alle sfide più immediate che siamo chiamati ad affrontare: numero di parrocchie, funzionamento delle unità pastorali, distribuzione del clero, corresponsabilità di tutti i battezzati alla edificazione della Chiesa. I primi due costituiscono la base indispensabile per fare le scelte più opportune. Infatti quale comunità cristiana e quale iniziativa pastorale possono mai realizzarsi se non si dà per presupposta la consapevolezza e il gioioso impegno nel vivere il proprio battesimo? E come poterlo vivere al meglio se risultiamo dei disadattati in un mondo che non riconosce più la presenza cristiana come importante? Accogliere il vangelo di Gesù chiede di essere molto attenti alla realtà. Essa è creata da Dio e chiede di essere conosciuta e amata. E più volte il Papa, a partire da Evangelii Gaudium, ricorda che la realtà è più grande dell’idea. Solo imparando a conoscere e ad amare la realtà nella quale si vive il vangelo di Gesù può diventare luce che sa dare valore a tutte le cose. Ma non vi è vangelo senza coloro che lo portano nel mondo con la propria testimonianza visibile e credibile. Perciò uno dei principali scopi del metodo sinodale è di rendere ciascuno consapevole del dono ricevuto nel battesimo, che ha aperto la possibilità di vivere la vita nella fede e nella grazia di Cristo. Consapevolezza che, una volta chiarita, diventa risposta libera e generosa alla chiamata di Cristo. I problemi della Chiesa non sono innanzitutto la scarsità di clero e il mal funzionamento delle strutture pastorali, ma la mancanza di cristiani convinti e innamorati del vangelo di Gesù che chiede di poter diventare luce in ogni ambiente e in ogni situazione umana. Senza vangelo la vita può presto diventare triste e insignificante. Senza la presenza di Gesù diventiamo più poveri di Dio e dell’uomo. Sì, dell’uomo. Di quella sua umanità bella, serena e riconciliata che sa donare forza nello sconforto e sa essere carità in mezzo alle ingiustizie e alle lotte fratricide. Viviamo l’assemblea sinodale partendo dal battesimo, non solo per dialogare e confrontarsi, ma per costruire qualcosa assieme, per riscoprire che gli uomini, chiamati da Dio a fare parte della medesima famiglia, possono dare il meglio di sé e possono diventare l’uno per l’altra immagine e riflesso di quell’amore eterno nel quale noi tutti siamo creati. In questo senso l’Assemblea diventa un momento di ascolto dello Spirito dove la vita, quella nostra, quella del nostro tempo, grazie all’impegno di ciascuno, diventa più facile da amare e da servire. Perché così sarà più vicina quella salvezza che Cristo è venuto a portare per tutti gli uomini. Maurizio Girolami Segretario generale Parole guida dal Magistero di papa Francesco ai Catechisti La catechesi è l’onda lunga della parola di Dio "Chi è il catechista? È colui che custodisce e alimenta la memoria di Dio" Vorrei condividere tre punti che spero possano aiutarvi nei lavori dei prossimi anni. Il primo: catechesi e kerygma. La catechesi è l’eco della Parola di Dio. Nella trasmissione della fede la Scrittura - come ricorda il Documento di Base - è "il Libro; non un sussidio, fosse pure il primo" (CEI, Il rinnovamento della catechesi, n. 107). La catechesi è dunque l’onda lunga della Parola di Dio per trasmettere nella vita la gioia del Vangelo. Grazie alla narrazione della catechesi, la Sacra Scrittura diventa "l’ambiente" in cui sentirsi parte della medesima storia di salvezza, incontrando i primi testimoni della fede. La catechesi è prendere per mano e accompagnare in questa storia. Suscita un cammino, in cui ciascuno trova un ritmo proprio, perché la vita cristiana non appiattisce né omologa, ma valorizza l’unicità di ogni figlio di Dio. La catechesi è anche un percorso mistagogico, che avanza in costante dialogo con la liturgia, ambito in cui risplendono simboli che, senza imporsi, parlano alla vita e la segnano con l’impronta della grazia. Il cuore del mistero è il kerygma, e il kerygma è una persona: Gesù Cristo. La catechesi è uno spazio privilegiato per favorire l’incontro personale con Lui. Perciò va intessuta di relazioni personali. Non c’è vera catechesi senza la testimonianza di uomini e donne in carne e ossa. Chi di noi non ricorda almeno uno dei suoi catechisti? Io lo ricordo: ricordo la suora che mi ha preparato alla prima Comunione e mi ha fatto tanto bene. I primi protagonisti della catechesi sono loro, messaggeri del Vangelo, spesso laici, che si mettono in gioco con generosità per condividere la bellezza di aver incontrato Gesù. "Chi è il catechista? È colui che custodisce e alimenta la memoria di Dio; la custodisce in sé stesso - è un "memorioso" della storia della salvezza - e la sa risvegliare negli altri. È un cristiano che mette questa memoria al servizio dell’annuncio; non per farsi vedere, non per parlare di sé, ma per parlare di Dio, del suo amore, della sua fedeltà" (Omelia per la giornata dei catechisti nell’Anno della Fede, 29 settembre 2013). Per fare questo, è bene ricordare "alcune caratteristiche dell’annuncio che oggi sono necessarie in ogni luogo: che esprima l’amore salvifico di Dio previo all’obbligazione morale e religiosa - tu sei amato, tu sei amata, questo è il primo, questa è la porta -, che non imponga la verità e che faccia appello alla libertà - come faceva Gesù -, che possieda qualche nota di gioia, stimolo, vitalità, e un’armoniosa completezza che non riduca la predicazione a poche dottrine a volte più filosofiche che evangeliche. Questo esige dall’evangelizzatore alcune disposizioni che aiutano ad accogliere meglio l’annuncio - e quali sono queste disposizioni che ogni catechista deve avere? -: vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, accoglienza cordiale che non condanna" (Esort. ap. Evangeliigaudium, 165). Gesù aveva questo. È l’intera geografia dell’umanità che il kerygma, bussola infallibile della fede, aiuta a esplorare. E su questo punto - il catechista - riprendo una cosa che va detta anche ai genitori, ai nonni: la fede va trasmessa "in dialetto". Un catechista che non sa spiegare nel "dialetto" dei giovani, dei bambini, di coloro che… Ma con il dialetto non mi riferisco a quello linguistico, di cui l’Italia è tanto ricca, no, al dialetto della vicinanza, al dialetto che possa capire, al dialetto dell’intimità. A me tocca tanto quel passo dei Maccabei, dei sette fratelli (2 Mac 7). Per due o tre volte si dice che la mamma li sosteneva parlando loro in dialetto ["nella lingua dei padri"]. È importante: la vera fede va trasmessa in dialetto. I catechisti devono imparare a trasmetterla in dialetto, cioè quella lingua che viene dal cuore, che è nata, che è proprio la più familiare, la più vicina a tutti. Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio per quanto fate. Vi invito a continuare a pregare e a pensare con creatività a una catechesi centrata sul kerygma, che guardi al futuro delle nostre comunità, perché siano sempre più radicate nel Vangelo, comunità fraterne e inclusive. Vi benedico, vi accompagno. E voi, per favore, pregate per me, ne ho bisogno. Grazie! Dal discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti all’incontro promosso dall’Ufficio catechistico nazionale della Cei, 30 gennaio 2021 Previous Next

  • #TIASCOLTO | pastoralepn

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  • IL POPOLO n. 22 del 05.06.2022

    IL POPOLO n. 22 del 05.06.2022 < Back Assemblea sinodale: 2°incontro preparatorio Tensioni, resistenze, giunture un impianto pieno di energia IL POPOLO Assemblea sinodale: 2°incontro preparatorio Tensioni, resistenze, giunture un impianto pieno di energia Sentire alcune parole insolite nelle riunioni ecclesiali fa bene, perché possono aprire lo sguardo ad una realtà che aiuta a vedere le cose sotto altri punti di vista. Per il secondo incontro plenario dei delegati dell’Assemblea sinodale lo scorso 27 maggio è stato di nuovo invitato Stefano Bucci, del Centro Studi Emmaus , il quale ci aveva offerto già a fine aprile alcuni spunti di riflessione che hanno lasciato un sapore di nuovo e di appetitoso, anche se molti punti erano rimasti oscuri. Per questo lo abbiamo richiamato per rispondere alle domande che gli avevamo posto, per spiegare meglio, per approfondire. Così egli ha fatto, raccogliendo attorno a tre parole fondamentali il suo intervento : lasciare, abitare esplorare. Lasciare : non fidarsi delle solite ricette, accettare di compiere scelte piccole ma irreversibili che possano produrre un cambiamento effettivo, abbattendo muri, camminando insieme, accettando la non linearità della vita. La seconda parola scelta è stata abitare : le fragilità, innanzitutto, facendo rete, perché nessuno si senta abbandonato ed escluso; per questo ci vogliono persone che sanno prendersi cura, ministri di giuntura, di collegamento, di accompagnamento. E poi esplorare , non partendo dai problemi e dai bisogni che rischiano di incatenare le menti a schemi obsoleti, ma a partire da un sogno, senza trovare l’alibi che qualcuno prima o poi ci penserà. Ciascuno è chiamato a fare la sua parte, perché ognuno può innescare un processo positivo al cambiamento. L’incontro è stato introdotto da un momento di preghiera centrato tutto sul tema del volto: quello di Gesù che ci guarda con affetto sempre, quello che discepoli che guardano al mondo abitati dalla forza della sua presenza, e ancora una volta il volto di Cristo che viene portato all’umanità dai suoi discepoli come il dono più prezioso che rimette in piedi, risana, guarisce, rallegra. Il cammino sinodale ha proprio questa intenzione : rendere il volto dei cristiani più simile a quello di Gesù aperto a tutti, pronto ad accogliere senza giudicare nessuno, pronto a fare il primo passo per dare a ciascuno la possibilità di fare la propria parte nell’edificazione del regno. Assieme a queste tre parole scelte da Bucci, vorrei richiamare alla memoria altre tre parole non meno importanti che hanno costruito il vocabolario di quella serata: tensioni, resistenze e giunture . Spiegando il rapporto tra progetto e processo, Stefano ha ben spiegato che non si devono vedere contrapposizioni, ma tensioni, cioè accentuazioni, calibrature, che hanno lo scopo di includere e non escludere. Tensione significa impossibilità di diventare rigidi e, quindi, di rompersi e, nello stesso tempo, a non rammollirsi troppo con il rischio di diventare inutili. Come succede ad una corda della chitarra che va tesa al punto giusto per dare la nota che si vuole: non troppo, altrimenti si spezza; non lasciarla arrugginire, altrimenti si spacca; non troppo allentata, altrimenti non si suona. Ogni cambiamento, poi, ha delle resistenze . Fin dai primi passi del cammino sinodale ne sono emerse tante. Senza nasconderci, diciamolo pure, resistenze da parte dei nostri preti, i quali indaffarati a compiere bene il loro ministero così come gli era stato insegnato, forse hanno dimenticato di tenere in tensione l’orecchio e il cuore sul cambiamento d’epoca che stiamo vivendo. Tensione necessaria se si vuole vivere l’oggi di Dio. Le resistenze vanno forse combattute, perché avvertite ostili? Il vangelo, ci è stato ricordato con altre parole, non si contrappone a chi gli resiste, ma con pazienza alimenta il bene che c’è. In questo caso è bene spendere energie per cambiare e restare nella tensione giusta, senza troppo lasciarci turbare dalle resistenze. E poi le giunture , diventate in quella serata ministero ecclesiale. Sì, perché la Chiesa è un corpo vivo fatto di muscoli, ossa, tessuti, ma anche tendini, cartilagini, connettori, sinapsi. Come dice Efesini 4,16: "Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, cresce". Chi nelle comunità cristiane si preoccupa di custodire la comunione possibile? Insomma se Bucci avesse dovuto spiegare come funziona un impianto elettrico forse non avrebbe impiegato parole molto diverse: riti, fili, connettori, tensione elettrica da calcolare bere, resistenze da sistemare al posto giusto. Senza questi elementi non passa energia, non c’è luce, non funzionano gli apparecchi elettrici. Fuori di metafora , è necessario vivere il cammino sinodale per far scorrere in tutto il corpo vivo della Chiesa diocesana l’energia di bene che è presente nel cuore di tante persone e che Dio non si stanca mai di donare a tutti con sovrabbondanza. Maurizio Girolami Segretario Generale E siamo al quarto quaderno... Venerdì 27 maggio siamo stati accolti, in un ambiente ben predisposto, dal sorriso e dalla gentilezza dei volontari della Parrocchia di Sclavons - San Pietro per vivere insieme il secondo momento formativo preparatorio all’Assemblea sinodale. Eravamo tanti e infatti la coda all’ingresso della palestra si faceva lunga, via via che si avvicinava l’ora d’inizio. Creava clima ed anche una certa aspettativa il sottofondo musicale delle voci giovanili che ci invitavano a provare i canti proposti. Nel momento liturgico iniziale, intenso e vibrante, il vescovo Giuseppe ci ha offerto un’immagine evangelica: Marta e Maria. All’arrivo di Gesù si sono premurate ad accoglierlo, hanno lasciato le loro occupazioni per aprire la loro casa, per fare spazio vitale nelle loro esistenze al Maestro. Una prima modalità di Chiesa missionaria, che si preoccupa di entrare subito e sempre in relazione con il Maestro Gesù per poi ridirlo agli altri narrando la personale esperienza del suo amore e della sua tenerezza. È seguito l’intervento di Stefano Bucci , come già nella precedente serata, denso, suggestivo, evocativo, sistematico (vedere articolo in merito). Di seguito il segretario generale dell’Assemblea sinodale, don Maurizio Girolami , sventolando un fascicolo, è salito sul palco e con simpatia ed arguzia ci ha presentato il Quarto Quaderno , attraverso il supporto di diverse slide. Già il numero quattro dice quanto lavoro di pensiero, di riflessione e di rielaborazione ha comportato questa prima fase sinodale. Il quarto quaderno è il vademecum per le assemblee di area . Lo strumento utile per capire la composizione, gli strumenti a disposizione e il funzionamento delle Assemblee di Area nelle sue varie parti. Innanzitutto la tipologia degli incontri , che avranno una modulazione propria e diversa, in particolare i primi due si distingueranno dai rimanenti. Nuove modalità di svolgimento all’inizio delle attività delle Assemblee sinodali d’area per creare clima, confidenza, stima reciproca. Nella prima pagina si declina la composizione delle Assemblee, indicando soggetti, vincoli e spirito di partecipazione. Ci si ritrova con spirito ecclesiale di servizio al Vangelo di Cristo, impegnandosi a svolgere con cura il proprio compito. Le finalità delle stesse sono acquisire uno stile sinodale per sperimentare l’essere Chiesa, avviare e favorire il dialogo e lo scambio di riflessione tra i membri, delineare e determinare le priorità per l’azione pastorale dei prossimi anni. In questi mesi estivi verrà predisposto dalla segreteria generale l’Instrumentum Laboris . È uno strumento che ha la funzione di indicare le azioni concrete per il cammino della Chiesa diocesana, una chiesa sempre più missionaria e sempre meno arroccata e avviluppata nell’agire pastorale, organizzativo, prospettico, che finora l’ha caratterizzata. L’Instrumentum Laboris , approvato dal Consiglio Presbiterale, sarà messo a disposizione per tutti coloro - parrocchie, movimenti, gruppi ecc. - che intendono offrire un loro contributo. Le Assemblee sinodali sono cinque, composte da 100/120 delegati e si ritroveranno in questi luoghi geografici: Concordia, Pordenone, Roveredo, San Vito, Spilimbergo. La dislocazione geografica cerca di favorire la partecipazione dei delegati, senza imporre gravosi e onerosi spostamenti. A sua volta ogni Assemblea d’area è suddivisa in tre gruppi di lavoro di 30/40 persone e ciascun gruppo dibatterà uno dei temi presenti nella specifica area geografica. I vari delegati, confrontandosi con l’Unità pastorale di appartenenza, sceglierà liberamente a quale Assemblea d’area iscriversi e a quale gruppo tematico partecipare. In ogni Assemblea d’area ci saranno tre aree tematiche da discutere , che verranno presentate dalla Segreteria generale agli inizi di settembre 22’. Il Vademecum offre poi precise indicazioni del come si realizzeranno i primi due incontri, che hanno singolari denominazioni: "Conversazione Spirituale" e " World cafè". Certamente il lavoro che si prospetta per ogni singolo gruppo e le attese specifiche sono esigenti ed elevati. Il buon andamento dei lavori è affidato al moderatore d’area e ai facilitatori. Nella consapevolezza che ostacoli, intoppi, stanchezze sono propri di ogni attività umana condivisa ci può essere anche l’aiuto di esterni per così riprendere e proseguire il cammino, dentro un confronto libero e sincero. La conclusione dei lavori di Area , senza poter ora entrare nel dettaglio, avverrà nell’ultimo incontro dove si presenteranno le sintesi in forma di propositiones attorno a delle parole chiave. Nel vademecum troviamo all’appendice n. 1 il calendario dei diversi incontri, questo permette alle diverse programmazioni pastorali diocesana, parrocchiale e dei diversi gruppi, aggregazioni, realtà di non sovrapporsi per dare la necessaria e dovuta priorità all’attività sinodale. Le appendici n. 2 e 3 descrivono i metodi della "Conversazione Spirituale" e del "World cafè". Infine nell’appendice n. 4 vengono offerti degli spunti di lettura in preparazione alle Assemblee di area. Certamente ad una prima esposizione e lettura il tutto sembra assai articolato e complesso, ma prendendo confidenza con il vademecum tante perplessità e preoccupazione verranno facilmente superate. Al termine della serata , dopo la recita del Padre nostro, è stato consegnato ai partecipanti un ulteriore omaggio: un quaderno/agenda per segnare i vari lavori, pensieri, proposte ecc. che caratterizzeranno l’attività dei delegati sinodali nel prossimo anno pastorale. Diac. G Mauro Dalla Torre Delegato vescovile per la cultura Previous Next

  • IL POPOLO n. 19 del 15.05.2022

    IL POPOLO n. 19 del 15.05.2022 < Back Assemblea sinodale diocesana: fatto il punto, si riparte PRIMO INCONTRO FORMATIVO Oltre 400 i sinodali presenti IL POPOLO Assemblea sinodale diocesana: fatto il punto, si riparte primo incontro formativo Oltre 400 i sinodali presenti Una serata di verifica e di rilancio il Cammino nel Risorto continua Negli ampi spazi dell’oratorio della parrocchia di San Pietro - Sclavons si è svolto venerdì 29 aprile il primo incontro formativo in preparazione all’Assemblea sinodale. In un clima accogliente e disteso gli oltre 400 sinodali si sono disposti in forma ovalizzante attorno ad un centro focale, che via via ha visto la presenza di diversi attori. Innanzitutto, all’inizio, il Vescovo Giuseppe ha avviato l’incontro con brevi parole e una preghiera focalizzata sul senso del convenire, come chiamata interiore dallo Spirito a servizio della comunità diocesana. La lettura del brano del vangelo di Luca dei Due discepoli di Emmaus, poi commentata dall’autore dell’Icona, che ci accompagna quest’anno pastorale ed è trama della lettera pastorale del Vescovo Giuseppe "Rimessi in cammino dal Risorto - Ascolto e sinodalità" ha fatto da sfondo per rileggere l’oggi e le tante fatiche pastorali connesse e le nuove strade da individuare. L’intervento di Stefano Bucci, membro del Centro Studi Missione Emmaus, ha offerto ai partecipanti diverse piste di riflessione, per affrontare al meglio i cambiamenti in atto e per delineare e accompagnare le nuove forme di vita pastorale. Un intervento di alta levatura, coinvolgente ed affascinante. Diversi partecipanti, a fine serata e in altri momenti, ne hanno dato un immediato e positivo riscontro. Da parte dei partecipanti vi è stata la possibilità di interagire, attraverso la raccolta di molte domande con le nuove tecnologie digitali. La risposta del relatore è avvenuta in tempo reale, assicurando che vi sarà nel prossimo incontro una ripresa ancor più puntuale ed approfondita. Il Segretario generale dell’Assemblea sinodale, don Maurizio Girolami, ha poi preso la parola descrivendo lo stato dell’arte e delineando i prossimi passi da compiersi. Infatti i sinodali si incontreranno per un ulteriore approfondimento e momento formativo venerdì 27 maggio, stesso luogo e stessa ora. La serata si è conclusa con la benedizione impartita dal Vescovo Giuseppe e ci ha consegnato alcune sue parole di incoraggiamento e di speranza. Ultimo ma non ultimo va sottolineata la presenza dei cori giovanili che hanno sostenuto il canto dell’Assemblea nei vari momenti previsti e la funzione connettiva tra un passaggio e l’altro - a mo’ di anchorman - di Alex, membro della segreteria. Un grazie va allo Staff che ha predisposto e organizzato questa impegnativa serata. Ci si rivede il 27 maggio per continuare questo prezioso lavoro e compito. DTGM A pag. 12 intervista al card. Bassetti, presidente della Cei, sul Cammino Sinodale delle Chiese DALL’INTERVENTO DI STEFANO BUCCI Del Centro Studi Missione Emmaus di Roma Cambiare e rimanere fedeli al Vangelo. Chiamati ad avviare processi piuttosto che ad occupare spazi Il cuore della serata è stato l’intervento di Stefano Bucci. Un intervento atteso e nondimeno condiviso nei passaggi preparatori. I contenuti dell’intervento sono idealmente riassunti in una frase evocativa: Cambiare e rimanere fedeli al Vangelo. Tutti sentono l’esigenza e l’urgenza del cambiamento, ma si corre un grave rischio: avviare un cambiamento adattivo, funzionale alle strutture, alla cronaca, alle urgenze. C’è necessità di un cambio di paradigma . Ogni paradigma è costituito da soggetti, oggetti, forma e stile. Un esempio.In catechesi i soggetti non sono più né i catechisti né i catechizzandi ma l’intera comunità e la famiglia o il mondo degli adulti di provenienza. L’oggetto non è più riconducibile ai soli contenuti della fede, ma è narrazione della propria esperienza, di ciò che significa il Vangelo nella propria vita sia come singolo, sia come famiglia, sia come comunità; la forma non può essere data dal layout tipo aula scolastica, ma gli ambienti consueti che incrociamo nella quotidianità espressioni di senso per piccoli e adulti. A partire dal n. 27 della Evangelii Gaudium "Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa…" e dal n. 31 della stessa "… l’obiettivo di questi processi partecipativi non sarà principalmente l’organizzazione ecclesiale, bensì il sogno missionario di arrivare a tutti" si evidenzia la necessità di porsi tante domande , coltivando il sogno di riuscire a incrociare e a individuare nuove strade perché il cambio d’epoca nel quale siamo immersi e dal quale siamo travolti chiede nuovi paradigmi. Abituati a risolvere problemi e ad organizzare risposte adeguate per quanto possibile, ora siamo chiamati ad avviare processi, piuttosto che occupare spazi. La logica del processo si compone di alcune tessere concettual-operative . Prendo coscienza della realtà (il paradigma prevalente); reinterpreto questa realtà alla luce di un sogno innovativo; decido di operare una scelta di cambiamento optando per alcune priorità e tagliando alcune prassi ormai sterili o inadeguate; metto in atto delle sperimentazioni per vivere nuove esperienze; aiuto e accompagno gli altri narrando la mia esperienza, i piccoli successi e passi compiuti positivamente. Ecco i verbi tipici che descrivono il processo : andare avanti, apprendere, discernere, sognare, porre delle priorità, sperimentare, narrare. In una organizzazione complessa come l’avvio e il mantenimento del passo di una Assemblea sinodale insieme siamo chiamati a fare esperienza di discernimento attraverso l’ascolto attivo degli altri e della realtà, non a imporre le proprie visioni; siamo chiamati a rivitalizzare se non a creare ex novo legami di comunità, che molto spesso sono solo formali, sterili e anaffettivi; naturalmente tutto ciò è possibile solo se persone dedicate (i custodi del fuoco) si assumono questo impegno e questa responsabilità per accompagnare con lucidità il percorso sinodale e di trasformazione della realtà ecclesiale (cfr. Ef 4,16; Col 2,19); in uno stile dialogico e non dialettico. Dialettico : la particolare capacità di imporre i propri punti di vista in opposizione agli altrui. Dialogico : colloquiale, in forma di dialogo permette lo scambio e la comunicazione costante tra persone per pervenire ad es. a scelte condivise. Le resistenze al cambiamento vanno messe nel conto. Le ricerche sociologiche ci dicono che dentro una compagine solo il 15% è consapevole ed è disponibile al cambiamento. Ci sorregge la logica del lievito, che smuove la massa… Infine, l’intervento si è concluso con lo slogan fondativo del pontificato di san Giovanni Paolo II: "Non abbiate paura … ". Il 27 maggio riprenderemo questi contenuti per rielaborarli e maggiormente condividerli e fare così un ulteriore piccolo passo in avanti. Diac. G Mauro Dalla Torre Delegato vescovile per la cultura Ecco i verbi tipici che descrivono il processo: andare avanti, apprendere, discernere, sognare, porre delle priorità, sperimentare, narrare Cambiare e rimanere fedeli al Vangelo: tutti sentono l’urgenza del cambiamento, ma si correun grave rischio:avviare un cambiamento adattivo,funzionale alle urgenze La seconda serata formativa si terrà venerdì 27 maggio alle ore 20.30 sempre nell’oratorio di Sclavons (Cordenons). Saranno presentati temi e funzionamento delle assemblee sinodali di area che avranno inizio ad ottobre 2022 IL SENSO DEL NOSTRO PROCEDERE Tra l’abisso e il grembo: in cammino per cambiare il volto della chiesa diocesana Il primo incontro dei delegati dell’Assemblea sinodale della Diocesi si è svolto venerdì 29 aprile. In clima di preghiera, sostenuti dai canti del gruppo Ashira l’Adonai e riscaldati dalle parole di Stefano Bucci, del Centro Studi Emmaus, i delegati si sono trovati con la voglia di mettersi in cammino per rinnovare il volto della nostra Chiesa diocesana. È stato un vero e proprio momento generativo. Ci è stato ricordato che il buio dell’abisso, raccontato dalla Genesi, è un luogo da cui nasce la creazione. Ben si adattava la penombra del palazzetto dell’oratorio di quella sera per accogliere Colui che, aleggiando sulle acque dei nostri cuori, sa creare le cose dal nulla e sa far venire fuori dalle nostre comunità il meglio dell’opera di Dio. I passi che ci attendono ora sono i più impegnativi : in quella sera si è accesa la luce, ma ora bisogna mettersi al lavoro per distinguere, porre limiti, fare scelte di priorità, decidere, soprattutto attuare con coraggio. Il primo passo compiuto in quella serata è stato essere riconsegnati alla possibilità di sognare insieme una Chiesa più evangelica e più capace di irradiare attorno a sé la bontà del vangelo. Ne avevamo bisogno, perché lo stile comune e inveterato del ’si è sempre fatto così’, tante volte additato da papa Francesco, ci ha privato per troppo tempo di entusiasmo e ha disperso forze importanti rendendoci più poveri e poco fecondi. Adesso si tratta di trovarsi negli appuntamenti previsti nei prossimi mesi per capire cosa sognare insieme. Sarà poi necessario capire come custodire il sogno che da questa Assemblea emergerà come un dono dello Spirito per noi e per le generazioni future. Cosa sognare? Anche se siamo nella penombra, i tanti materiali raccolti dalla fase di ascolto ci permettono di dire già qualcosa. Ricentrare la catechesi sul mondo adulto , sentire la Chiesa non solo dentro i confini parrocchiali, rimetterci tutti disponibili a lasciarci educare da Dio in questo nostro tempo. Non sarà per nulla facile , perché tutti, a partire dal clero, abbiamo ricevuto una educazione che ci coglie impreparati ad affrontare una sfida simile. Saremo capaci di lavorare insieme? Saremo abili, ciascuno per la sua parte e al suo posto, nel trovare il protagonismo giusto nella edificazione della Chiesa missionaria, agile e luminosa che il vangelo chiede? Il prossimo appuntamento sarà il 27 maggio . Lì riprenderemo alcuni nodi importanti, ci aiuteremo a trovare le modalità più giuste e i tempi necessari, perché gli incontri che ci saranno a partire da settembre fino a maggio 2023 possano rimanere momenti generativi, capaci di dare alla luce il volto nuovo della nostra Chiesa diocesana. Come ogni gestazione ci vorrà pazienza, prudenza, capacità di attesa e di attenzione reciproca. Non basterà ricordare quello che già sappiamo . Una madre che porta nel suo grembo la vita, anche se ha studiato medicina ed è esperta nel far nascere i figli degli altri, quando è lei a portare la vita, sa che ogni volta è un’avventura nuova senza alcun tipo di paragone. Siamo figli della Chiesa madre. È lei che ci sta partorendo per essere figli di Dio in questo tempo. Facciamo la nostra parte , perché anche con i nostri gemiti, possiamo dare alla nostra madre la gioia di averci tra le sue braccia e di accompagnarci in questo mondo a dare il dono della vita di Gesù che è per tutti. Don Maurizio Girolam i Segretario Generale E’ stato un vero e proprio momento generativo: dal buio dell’abisso, come nella Genesi, nasce la creazione I passi che ci attendono ora sono i più impegnativi: in quella sera si è accesa la luce, ma ora bisogna mettersi al lavoro testimonianza /1 Noi sposi: i nostri primi passi insieme verso l’Assemblea Sinodale La prima tappa formativa per i delegati dell’Assemblea Sinodale Diocesana ci ha visti partecipi quale coppia di sposi. Abbiamo trovato posto tra alcuni amici di vecchia data, tante persone che stimiamo e moltissime facce nuove: l’eterogeneità dei volti della Chiesa ci è subito apparsa evidente, così come la ricchezza che potrà scaturire dalla condivisione delle varie vocazioni ed esperienze. Durante questa significativa serata di preghiera e di formazione ci ha colpiti la visione di una Chiesa in grado di uscire dal cenacolo e di mettersi in cammino , di cambiare radicalmente per restare fedele al Vangelo. Siamo stati invitati a vivere l’Assemblea Sinodale come un processo di preghiera e discernimento, a cogliere la sfida del dialogo, ad avere il coraggio di porci domande nuove e adeguate al cambiamento d’epoca di cui ci parla Papa Francesco, per una Chiesa capace di rinnovarsi profondamente. Non si vuole partire dai bisogni e l’obiettivo non sarà quello di stilare un documento conclusivo ricco di risposte: si tratterà di ritessere legami, per far sì che il Vangelo parli alla vita di oggi. La preghiera condivisa, i canti, le letture e le parole del nostro Vescovo Giuseppe sono state delle linee guida fondamentali e la carezza amorevole necessaria per accompagnare il nostro impegno, con l’invito ad affidarci sempre. Gli stimoli, gli indirizzi e le provocazioni di Stefano Bucci hanno rappresentato basi concrete e illuminanti per chiarire il corretto approccio al cammino da intraprendere. Siamo davvero grati di far parte di una comunità che vuole interrogarsi a fondo per continuare ad essere feconda, di una Chiesa che non attende sotto l’ombra dei propri campanili. L’iniziale ansia di dover trovare soluzioni a vecchi problemi ha lasciato in noi il posto all’entusiasmo di sognare insieme nuovi stili missionari. Quali sposi e genitori , vorremmo portare la nostra piccola esperienza di vita in famiglia, nelle parrocchie che abitiamo e nelle realtà che ci accompagnano nella crescita cristiana. Per il resto avremo molto da ascoltare e da imparare, incontrando la spiritualità, le idee e i limiti di tutti gli altri delegati; insieme nell’ascolto della Parola e delle chiare indicazioni del nostro Papa. Elisa Battistella e Guido Rig testimonianza /2 Partito scettico, mi sono dovuto ricredere Il cammino può avere concreta destinazione Il primo appuntamento dell’assemblea sinodale è stata una sorpresa inaspettata. Mi sono avvicinato con molti dubbi a questo cammino di rinnovamento. La Chiesa, la parrocchia e da qualche anno la Diocesi sono una parte importante nella mia vita , ne apprezzo molti aspetti, ma non nego di trovarne altri vecchi e inadatti, a tratti ipocriti. Ai miei occhi da ventunenne la Chiesa ogni tanto appare come un macigno impossibile da spostare e perciò sono partito piuttosto scettico verso l’idea di poter apportare un cambiamento valido con qualche incontro. Mi sono dovuto ricredere , la prima serata mi ha fatto pensare che questo cammino può avere davvero una destinazione concreta! Sono entrato nell’oratorio di Cordenons già gremito, presenti più di 500 delegati con età diverse e provenienti da tutte le parrocchie. Stare accanto a tutte queste persone sconosciute sapendo di condividere con loro l’esperienza sinodale mi ha fatto capire che tanti si aspettano una Chiesa nuova e più attenta. L’incontro è stato moderato da Alessandro Zappalà - noto ai più come Alex Missio - il suo stile comunicativo è stato perfetto per impostare un clima generativo dal quale partire, clima mantenuto per tutta la serata grazie alla presenza del coro Ashira L’Adonai. Il dubbio che persisteva durante la prima parte della serata è stato definitivamente risolto dall’intervento di Stefano Bucci del Centro Studi Missione Emmaus di Roma che ci ha accompagnato con un intervento sull’importanza della creatività, sulla logica dietro il processo di cambiamento, ha parlato del suo vero significato passando da un linguaggio teologico a uno più tecnico. Ora sono convinto che la buona volontà è presente e che il cambiamento è possibile, non resta altro che rimettersi in cammino. Matteo Santo delegato per l’Azione Cattolica Casarsa della Delizia Previous Next

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    STAMPA 2022 ​ IL POPOLO n. 04 del 30.01.2022 Vocazioni: quali frutti dal cammino sinodale? Read More ​ IL POPOLO n. 07 del 20.02.2022 L’assemblea al lavoro In cammino sinodale anche per farci evangelizzare dai poveri Read More ​ IL POPOLO n. 11 del 20.03.2022 Verso l’assemblea sinodale Azione cattolica diocesana Un cammino di domande aperte Read More ​ IL POPOLO n. 16 del 24.04.2022 Verso l’assemblea sinodale: i tempi La nuova fase: cinque sotto assemblee territoriali in cui lavorano i 600 delegati scelti per la tappafinale Read More ​ IL POPOLO n. 19 del 15.05.2022 Assemblea sinodale diocesana: fatto il punto, si riparte PRIMO INCONTRO FORMATIVO Oltre 400 i sinodali presenti Read More ​ IL POPOLO n. 22 del 05.06.2022 Assemblea sinodale: 2°incontro preparatorio Tensioni, resistenze, giunture un impianto pieno di energia Read More

  • IL POPOLO n. 16 del 18.04.2021

    < Back IL POPOLO n. 16 del 18.04.2021 IL POPOLO ​ Verso l’Assemblea sinodale Decreto di indizione della Assemblea sinodale Verso l’Assemblea sinodale Decreto di indizione della Assemblea sinodale GIUSEPPE PELLEGRINI VESCOVO DI CONCORDIA-PORDENONE Ai fratelli e sorelle della santa chiesa di Concordia-Pordenone Carissimi tutti, viviamo tempi di grandi e veloci modificazioni: la società liquida nella quale ci trovavamo immersi si è come trasformata in una rapida corrente, resa ancor più decisa dalla situazione che si è creata in seguito alla pandemia da Covid-19. Papa Francesco ci ha più volte ricordato che come Chiesa siamo coinvolti in un cambiamento d’epoca, fatto di cambiamenti non più lineari, di scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi (Cfr, Discorso di Papa Francesco alla Curia Romana del 21 dicembre 2019). Consapevoli di tutto questo non possiamo non sentire il bisogno di avviare un cammino di confronto e di ascolto reciproco, in vista di alcune scelte da maturare insieme, per il bene e il futuro del nostro essere Chiesa. Nei mesi scorsi ho condiviso a vari livelli il mio sentire e le mie considerazioni in proposito. Da quei dialoghi è emerso che è urgente per la nostra Chiesa riflettere sulla riscoperta del battesimo nella valorizzazione della vocazione laicale, sulla rigenerazione della fede con un ripensamento della pastorale e dei cammini di iniziazione cristiana, sul ministero ordinato riconducendolo all’essenziale, la riflessione sui nuovi stili di vita, a partire dall’esperienza della pandemia e dei cambiamenti in corso. Raccogliendo queste istanze ho elaborato il progetto per un cammino che coinvolga la Chiesa di Concordia-Pordenone, in vista di un’assemblea sinodale da tenersi presumibilmente nell’aprile 2022, tenuto conto dell’evolversi della situazione pandemica. Ho, dunque, sottoposto tale itinerario al Consiglio Presbiterale nella seduta del 10 dicembre 2020, ottenendone unanime approvazione. Pertanto, in forza dell’autorità ordinaria di cui sono investito come pastore di questa Chiesa di Concordia Pordenone, con il presente decreto INDICO IL CAMMINO DI PREPARAZIONE VERSO l’ASSEMBLEA SINODALE Contestualmente, affido la preparazione del cammino e l’organizzazione dell’assemblea sinodale alla Segreteria generale da me presieduta e composta nelle persone di seguito elencate: - ANNA CORRÀ e GILBERTO TONIN, Vicepresidenti - DON MAURIZIO GIROLAMI, Segretario Generale - MICHELA SOLIGO - e ALEX ZAPPALÀ, Vicesegretari. Membri - MONS. ORIOLDO MARSON - DON ELVIO MORSANUTO - DON DAVIDE CORBA - DON ROBERTO TONDATO - DON MARINO ROSSI - DON RUGGERO MAZZEGA - DON ENRICO FACCA - DON DA VIDE BRUSADIN - DIAC. MAURO DALLA TORRE - P. ANDREA TOMMASI - SUOR CLAUDIA BERTON - PAOLO VERARDO - GABRIELLA CHIELLINO - GIOVANNI CATAPANO - STEFANO ZIROLDO - ALEX CODEN - ANDREA BARACHINO - ELISABETTA TAMAI - BRUNO ANASTASTA - PAOLA FEDATO - MATTEO CORNACCHIA - ANNA ROMANO - FRANCO CANZIAN - CINZIA GIOVANATO - PAOLO VATAMANU Esperti: - DON CORRADO DELLA ROSA - ANITA CERVI. Mentre ringrazio i sunnominati per la disponibilità accordata, su tutti invoco la benedizione del Signore, perché questo cammino risulti fruttuoso e vitale per la nostra Chiesa. Sono consapevole che per raggiungere la conversione delle strutture e delle attività, occorrerà passare prima per una conversione personale. La Beata Vergine Maria e i nostri Santi Patroni veglino sul nostro cammino. Dato a Pordenone, il 1° marzo 2021 Le tappe di un cammino Lo aveva annunciato come un suo sogno il 26 marzo, giorno in cui mons. Giuseppe Pellegrini vescovo di Concordia-Pordenone ha ricordato i dieci anni dalla sua ordinazione episcopale avvenuta in San Zeno a Verona nel 2011. Sabato 10 aprile, un paio di settimane dopo, quel sogno ha preso vita. Si tratta dell’Assemblea Sinodale, la cui fase iniziale e preparatoria è stata avviata con una celebrazione eucaristica nella parrocchiale di Corva di Azzano Decimo, trasmessa in streaming dai canali social della Diocesi per le restrizioni dettate dalla pandemia. Sempre sabato 10, in una previa conferenza stampa, il vescovo stesso la ha così presentata: "Risuona forte dentro di me quell’invito che Gesù ha rivolto non solo ai suoi discepoli ma a tutti noi di portare il suo vangelo nel mondo, di portare l’amore di Dio nel mondo. Tocca a noi oggi condurlo dentro la storia concreta, quella dei nostri giorni, dei nostri bisogni". Ma come? Si è chiesto il presule. Una la certezza: "Aspetto fondamentale è farlo insieme. Farlo come una chiesa non costituita solo da sacerdoti, papa, vescovi e religiosi, ma intero popolo di Dio". Questa chiesa diocesana è chiamata a lavorare insieme, a confrontarsi, soprattutto a mettersi in ascolto per vedere dove oggi lo Spirito soffia e dove conduce. Una Chiesa pronta a collaborare, a condividere, a captare novità, a cambiare dove necessario, purché il messaggio evangelico continui a camminare per le strade del mondo. Don Maurizio Girolami, segretario generale dell’Assemblea Sinodale ne ha fornito i dettagli più tecnici. Punto primo è saper cogliere necessità e bisogni manifestati da persone e comunità. "Per il lavoro che si affaccia - ha spiegato don Maurizio - il vescovo ha costituito una segreteria generale composta da una trentina di persone, di sacerdoti e laici impegnati nell’ambito ecclesiale e sociale. La presidenza, costituita dal vescovo stesso, sta definendo delle piste di riflessione, condivise col Consiglio Presbiterale". Pur restando aperta a raccogliere quanto emergerà, quattro sono gli ambiti individuati come base di partenza: la necessità di un cambiamento che rifletta l’epoca che stiamo vivendo; la presa di coscienza del Battesimo come matrice di tutto ciò che è la vita cristiana; il rinnovamento della pastorale e dell’organizzazione delle comunità per un cammino funzionale e condiviso; una riflessione sul ministero sacerdotale. Con la celebrazione di sabato 10 ha preso il via la prima fase, dedicata all’ascolto; poi quanto emerso verrà raccolto e il materiale risultante diverrà materia di confronto e discussione alla luce delle fragilità come delle peculiarità emerse da singoli, comunità e territorio. Raccolte le varie sollecitazioni la segreteria generale produrrà un Instrumentum Laboris (autunno 2021), cioè un documento che terrà conto dall’ascolto capillare. Ma l’Instrumentum sarà anche punto di partenza per avviare una fase di discussione - tramite delegati - che porterà alla celebrazione della assemblea vera e propria che, a quel punto, sarà il risultato di mesi di cammino, di riflessione, di confronto e di preghiera di una Diocesi intera. S.V. La chiesa diocesana è chiamata a lavorare insieme, a confrontarsi, soprattutto a mettersi in ascolto per vedere dove oggi lo Spirito soffia e dove conduce. Un lavoro e un cammino corale, sinodale appunto Previous Next

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