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  • Interventi magistero | pastoralepn

    DAL CONCILIO VATICANO II - Dalla Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium (1965) ​ Tutti gli uomini sono chiamati a formare il popolo di Dio. Perciò questo popolo, pur restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l'intenzione della volontà di Dio, il quale in principio creò la natura umana una e volle infine radunare insieme i suoi figli dispersi (cfr. Gv 11,52). ​ http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html ​ leggi in modo particolare il numero 13. ​ - Dalla Costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes (1968) ​ L'uomo d'oggi procede sulla strada di un più pieno sviluppo della sua personalità e di una progressiva scoperta e affermazione dei propri diritti. Poiché la Chiesa ha ricevuto la missione di manifestare il mistero di Dio, il quale è il fine ultimo dell'uomo, essa al tempo stesso svela all'uomo il senso della sua propria esistenza, vale a dire la verità profonda sull'uomo. ​ http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html ​ leggi in modo particolare il n. 41. ​ - Dal Decreto conciliare sull’apostolato dei laici Apostolicam Actuositatem (1965) ​ Il sacro Concilio, volendo rendere più intensa l'attività apostolica del popolo di Dio, con viva premura si rivolge ai fedeli laici, dei quali già altrove ha ricordato il ruolo proprio e assolutamente necessario che essi svolgono nella missione della Chiesa. L'apostolato dei laici, infatti, derivando dalla loro stessa vocazione cristiana, non può mai venir meno nella Chiesa. La stessa sacra Scrittura mostra abbondantemente quanto spontanea e fruttuosa fosse tale attività ai primordi della Chiesa. ​ http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651118_apostolicam-actuositatem_it.html DAL MAGISTERO PONTIFICIO - Dall’Esortazione Apostolica di Paolo VI Evangelii nuntiandi (1964) ​ Coloro che accolgono con sincerità la Buona Novella, proprio in virtù di questo accoglimento e della fede partecipata, si riuniscono nel nome di Gesù per cercare insieme il Regno, costruirlo, viverlo. http://www.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_exhortations/documents/hf_p-vi_exh_19751208_evangelii-nuntiandi.html leggi in modo particolare i nn. 13-16

  • Parcheggi | pastoralepn

    Parcheggi Santin Marcolin Rivierasca Curia Seminario

  • News1

    STAMPA 2021 Verso l’assemblea Il cammino sinodale è in dialogo con il mondo ​ IL POPOLO n. 48 del 19.12.2021 Read More Aspettando l’Assemblea Sinodale "Dammi o Dio un cuore che ascolta" (1 Re 3,9) ​ IL POPOLO n. 45 del 28.11.2021 Read More Apertura anno pastorale Il Vescovo Giuseppe: “Il cammino sinodale è un percorso di discernimento e di conversione, personale e comunitario” ​ IL POPOLO n. 41 del 31.10.2021 Read More Verso l’Assemblea sinodale Adulti o adultescenti? Cosa sta accadendo al mondo dei grandi? ​ IL POPOLO n. 36 del 26.09.2021 Read More Assemblea sinodale e formazione missionaria ​ IL POPOLO n. 33 del 05.09.2021 Read More Verso l’assemblea sinodale Riflessione sulle motivazioni del Sinodo ​ IL POPOLO n. 30 del 25.07.2021 Read More Verso l’assemblea sinodale Dal Basso in alto ​ IL POPOLO n. 28 del 11.07.2021 Read More Verso l’assemblea Il cammino sinodale in parrocchia Come le nostre comunità possono partecipare ​ IL POPOLO n. 26 del 27.06.2021 Read More Al lavoro per l’assemblea sinodale La cabina di regia: un "pensatoio" di trenta membri scelti dal Vescovo e dal Consiglio episcopale ​ IL POPOLO n. 24 del 13.06.2021 Read More Assemblea sinodale: i temi Sono quattro: essere chiesa in uscita la valorizzazione del battesimo la pastorale integrata e i ministeri laicali ​ IL POPOLO n. 22 del 30.05.2021 Read More Verso l’Assemblea sinodale Celebrazione di avvio ​ IL POPOLO n. 17 del 25.04.2021 Read More L’assemblea sinodale: i tempi La fase di ascolto finirà ad ottobre 2021, tutto sarà raccolto in un Istrumentum laboris per la primavera 2022 ​ IL POPOLO n. 21 del 23.05.2021 Read More L’assemblea sinodale: perché Per rimettere al centro della vita della Chiesa il Vangelo ​ IL POPOLO n. 20 del 16.05.2021 Read More L’assemblea sinodale: cos’è Una Chiesa di tutti i battezzati in cammino e in ascolto reciproco ​ IL POPOLO n. 19 del 09.05.2021 Read More Verso l’Assemblea sinodale Valorizzazione del Fonte battesimale ​ IL POPOLO n. 18 del 02.05.2021 Read More Verso l’Assemblea sinodale Decreto di indizione della Assemblea sinodale ​ IL POPOLO n. 16 del 18.04.2021 Read More

  • Little Angels | pastoralepn

    Little Angels Scarica la presentazione della proposta ​ Scarica le parole di Papa Francesco ad un incontro con i bambini da poco battezzati ​ Scarica il Direttorio per le messe dei fanciulli ​ Scarica la proposta per le domeniche di Quaresima

  • IL POPOLO n. 20 del 16.05.2021

    < Back IL POPOLO n. 20 del 16.05.2021 IL POPOLO ​ L’assemblea sinodale: perché Per rimettere al centro della vita della Chiesa il Vangelo L’assemblea sinodale: perché Per rimettere al centro della vita della Chiesa il Vangelo Lo scopo primario dell’assemblea sinodale è rimettere al centro della vita della Chiesa il vangelo di Gesù Cristo, la sua persona, la forza del suo amore per gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Non è un’assemblea impostata sul modello parlamentare, come ha spiegato recentemente il Papa all’Azione Cattolica Italiana. Piuttosto vuole essere un autentico momento di evangelizzazione, un tempo, cioè, dedicato all’ascolto più attento dello Spirito, il quale, attraverso la Parola di Dio e la storia del nostro oggi, ci guida verso il Regno dei cieli iniziato da Gesù. Non ci mettiamo in cammino per trovare strategie per convertire gli altri, ma ci concentriamo su come noi per primi possiamo lasciarci evangelizzare dalla presenza del Signore risorto che continua ad accompagnare i suoi discepoli. Questo perché le tante fatiche esistenti nella Chiesa e nelle nostre comunità sono dovute allo scarso entusiasmo, al diminuito amore, alla poco consistente convinzione della bellezza dell’essere cristiani e della forza di umanità che può promanare da chi è discepolo verace di Cristo. Se ci sono i segni di stanchezza, non è a causa dell’invecchiamento del vangelo, ma di una nostra scarsa disposizione e disponibilità a lasciarci coinvolgere da esso. Per compiere questo cammino, allora, c’è bisogno che noi ci riappropriamo delle parole, delle azioni e delle scelte compiute con tanta avvedutezza dal Maestro Gesù. Alcune di esse sono state caratterizzate in modo chiaro ed inequivocabile: un radicamento profondo nella Scrittura, un’appartenenza indiscussa al popolo d’Israele e alla sua storia, una scelta radicale di voler incontrare tutti i tipi di persone, una forma comunitaria di vita, una predicazione innervata dalla speranza del Regno e non solo concentrata a denunciare i mali del mondo, com’era tipico della profezia di Giovanni Battista. Tutte queste scelte hanno sempre avuto una forma comunitaria, perché Gesù nulla ha fatto se non con i suoi discepoli e, potremmo dire, per i suoi discepoli. Lui li ha chiamati e, sempre di sua iniziativa, li ha mandati in missione come se fossero lui stesso (cf. Lc 10,16). Questo dato deve farci riflettere molto sul senso di essere Chiesa. Siamo persone riconosciute nella nostra identità individuale, ma chiamate a costruire, ciascuno con i suoi doni e talenti, il popolo dell’alleanza. Un popolo, cioè, che non fa guerre, che non vive isolato nella propria ricchezza o nel proprio prestigio, un popolo che non è una tribù che deve difendere diritti di sangue o di terra. Non siamo un clan migliore degli altri, né tanto meno contro gli altri. Essere Chiesa significa accogliere la missione universale del Figlio di Dio. Universale in greco si dice cattolico. Speriamo che tale significato appartenga anche a chi si fregia del nome di cristiano. L’orizzonte di riferimento della missione cristiana è stato bene espresso da San Paolo in Gal 3,28: non ci sono differenze tra schiavi e liberi, tra Giudei e Greci, tra maschi e femmine. In Cristo siamo una sola cosa. Il momento dell’assemblea, allora, potrà essere un’occasione buona perché ciascuno, con i suoi doni e la sua vocazione nella Chiesa, possa rendere tangibile la bontà delle scelte di Gesù che ha sempre voluto accanto a sé i suoi discepoli. Essi, a quel tempo, erano consapevoli di avere tra le mani la vita e la vita in abbondanza (Gv 10,10). Speriamo che l’assemblea sinodale dia anche a noi questa convinzione. Maurizio Girolami Segretario Generale Non ci mettiamo in cammino per trovare strategie per convertire gli altri, ma ci concentriamo su come noi per primi possiamo lasciarci evangelizzare dalla presenza del Signore risorto che continua ad accompagnare i suoi discepoli Siamo persone riconosciute nella nostra identità individuale, ma chiamate a costruire, ciascuno con i suoi doni e talenti, il popolo dell’alleanza Parole guida dal Magistero di papa Francesco Fare Sinodo è camminare dietro al Signore verso la gente “La vostra Associazione è sempre stata inserita nella storia italiana e aiuta la Chiesa in Italia ad essere generatrice di speranza per tutto il vostro Paese. Voi potete aiutare la comunità ecclesiale ad essere fermento di dialogo nella società , nello stile che ho indicato al Convegno di Firenze. E la Chiesa italiana riprenderà, in questa Assemblea [dei Vescovi] di maggio, il Convegno di Firenze, per toglierlo dalla tentazione di archiviarlo, e lo farà alla luce del cammino sinodale che incomincerà la Chiesa italiana , che non sappiamo come finirà e non sappiamo le cose che verranno fuori. Il cammino sinodale, che incomincerà da ogni comunità cristiana, dal basso, dal basso, dal basso fino all’alto. E la luce, dall’alto al basso, sarà il Convegno di Firenze. Una Chiesa del dialogo è una Chiesa sinodale , che si pone insieme in ascolto dello Spirito e di quella voce di Dio che ci raggiunge attraverso il grido dei poveri e della terra. In effetti, quello sinodale non è tanto un piano da programmare e da realizzare , ma anzitutto uno stile da incarnare. E dobbiamo essere precisi, quando parliamo di sinodalità, di cammino sinodale, di esperienza sinodale. Non è un parlamento, la sinodalità non è fare il parlamento . La sinodalità non è la sola discussione dei problemi, di diverse cose che ci sono nella società... È oltre. La sinodalità non è cercare una maggioranza , un accordo sopra soluzioni pastorali che dobbiamo fare. Solo questo non è sinodalità; questo è un bel "parlamento cattolico", va bene, ma non è sinodalità. Perché manca lo Spirito. Quello che fa che la discussione, il "parlamento", la ricerca delle cose diventino sinodalità è la presenza dello Spirito: la preghiera, il silenzio, il discernimento di tutto quello che noi condividiamo. Non può esistere sinodalità senza lo Spirito , e non esiste lo Spirito senza la preghiera. Questo è molto importante. La Chiesa del dialogo è una Chiesa sinodale , che si pone insieme in ascolto dello Spirito e di quella voce di Dio che ci raggiunge attraverso il grido dei poveri e della terra. In genere, anche i peccatori sono i poveri della terra. In effetti, quello sinodale non è tanto un piano da programmare e da realizzare, una decisione pastorale da prendere, ma anzitutto uno stile da incarnare. In questo senso la vostra Associazione costituisce una "palestra" di sinodalità , e questa vostra attitudine è stata e potrà continuare ad essere un’importante risorsa per la Chiesa italiana, che si sta interrogando su come maturare questo stile in tutti i suoi livelli. Dialogo, discussione, ricerche, ma con lo Spirito Santo. Il vostro contributo più prezioso potrà giungere, ancora una volta, dalla vostra laicità, che è un antidoto all’autoreferenzialità. È curioso: quando non si vive la laicità vera nella Chiesa, si cade nell’autoreferenzialità. Fare sinodo non è guardarsi allo specchio , neppure guardare la diocesi o la Conferenza episcopale, no, non è questo. È camminare insieme dietro al Signore e verso la gente , sotto la guida dello Spirito Santo. Laicità è anche un antidoto all’astrattezza: un percorso sinodale deve condurre a fare delle scelte. E queste scelte, per essere praticabili, devono partire dalla realtà, non dalle tre o quattro idee che sono alla moda o che sono uscite nella discussione. Non per lasciarla così com’è, la realtà, no, evidentemente, ma per provare a incidere in essa, per farla crescere nella linea dello Spirito Santo, per trasformarla secondo il progetto del Regno di Dio. Fratelli e sorelle, auguro buon lavoro alla vostra Assemblea. Possa contribuire a far maturare la consapevolezza che, nella Chiesa, la voce dei laici non dev’essere ascoltata "per concessione", no. A volte la voce dei preti, o dei vescovi, dev’essere ascoltata, e in alcuni momenti "per concessione"; sempre dev’essere "per diritto". Ma anche quella dei laici "per diritto", non "per concessione". Ambedue. Dev’essere ascoltata per convinzione, per diritto, perché tutto il popolo di Dio è "infallibile in credendo". E benedico di cuore voi e tutte le vostre associazioni territoriali. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me, perché questo lavoro non è per niente facile! Grazie. Udienza ai Membri del Consiglio Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, 30 aprile 2021 Quello sinodale non è tanto un piano da programmare e da realizzare ma anzitutto uno stile da incarnare Una Chiesa del dialogo è una Chiesa sinodale, che si pone insieme in ascolto dello Spirito e di quella voce di Dio che ci raggiunge attraverso il grido dei poveri e della terra Previous Next

  • IL POPOLO n. 18 del 02.05.2021

    < Back IL POPOLO n. 18 del 02.05.2021 IL POPOLO ​ Verso l’Assemblea sinodale Valorizzazione del Fonte battesimale Verso l’Assemblea sinodale Valorizzazione del Fonte battesimale In molte pievi, e chiese parrocchiali di fondazione storica, il fonte battesimale è spesso un’opera d’arte : si pensi agli intagli nella pietra del Pilacorte, e della sua scuola; o ai castelli intagliati nel legno, e poi dorati e dipinti, dalle scuole rinascimentali (Auregne e la famiglia dei Ghirlanduzzi) fino a quelle più recenti di Giuseppe Scalambrin. I preti d’un tempo, e le fabbricerie, a nome del popolo, hanno scelto con coraggio e sentimento d’arte , di nobilitare il luogo in cui si nasceva alla fede. Ed è emozionante pensare che per secoli - e secoli - nella vasca scavata nella pietra l’acqua del battesimo ha accolto tra i figli di Dio tutti i suoi figli. Un sentimento che - lo diciamo - è stato un po’ perso, e il Battesimo oggi lo si celebra in un contesto di provvisorietà, e allestimento improvvisato. Nel contesto dei progetti sul Sinodo, si è creduto di dare qualche suggerimento per ridare dignità ai luoghi in cui la Chiesa rilegge la propria storia, perché ciascuno abbia un riferimento di bellezza anche nella concretezza del proprio vissuto liturgico. SUGGERIMENTI Nelle Chiese in cui esiste il Fonte storico Laddove il fonte battesimale esiste , ed è spesso opera d’arte e di pregio, anche se collocato nei pressi del portale maggiore, o in una cappella, si curi di dare dignità e bellezza, rendendolo ordinato e abitato, accogliendo eventualmente questi suggerimenti: - Si eviti sia trasformato in un piccolo ripostiglio di strumenti per le pulizie, o vasi di fiori; sia libero da ciò che non ha attinenza al battistero. - Laddove è possibile, si apra lo sportello della parte superiore , e dentro - nella pietra scavata, o nel catino di metallo, vi sia l’acqua benedetta nella notte di Pasqua; - Se il cero pasquale si trova - giustamente – presso l’ambone , al fonte si trovi comunque modo di collocare una lampada che arda, e che dia segno d’una presenza abitata, d’un luogo nobile della Chiesa per - per quanto oggi in larga parte dismesso - è stato per generazione la porta attraverso cui i credenti sono divenuti figli di Dio; - dentro il fonte , o in luogo adatto nei suoi pressi, potrebbero essere collocati in modo armonioso e degno, ciò che richiama i gesti esplicativi del rito: - la veste bianca ; (non necessariamente quella piccola adatta ai bambini; può essere anche di dimensione importante, visibile, che dia segno di bellezza e festa); - una candela ; - un bel vassoio con l’olio dei catecumeni e del crisma ; lodevole sarebbe che - per quanto nel ridimensionamento dei riti dovuto al Covid - 19 - gli Olii fossero qui collocati nei riti della loro accoglienza, agli inizi della Missa in Coena Domini, per tutto il valore e il significato che hanno, soprattutto tenendo presente che da un anno ne siamo digiuni; - se lo si ritiene opportuno, si può dare risalto anche ad un registro dei battezzati , ad indicare l’ingresso dei fedeli nel popolo di Dio che è la Chiesa; - tutto questo può essere collocato in modo sobrio e minimale , lasciando che i simboli parlino da sé; o – laddove esiste questa possibilità - può essere accompagnato da dicitura esplicative, direte soprattutto alla didattica per la catechesi, usando le parole dei riti del battesimo, oppure giocando sui significati di acqua, luce, olio; - esiste - in alcune opere d’arte monumentali - l’incisione della data ; potrebbe essere utile produrre un piccolo cartiglio in cui si riassume l’aspetto storico artistico del fonte, sottolineando in modo opportuno per quanti secoli, in quella vasca battesimale, si è amministrato il battesimo. Nelle Chiese in cui esiste il Fonte mobile In molte chiese non esiste un fonte in pietra o in marmo , ancorato in modo fisso in un luogo opportuno; o - se esiste - è totalmente dismesso. Se non si può in alcun modo accogliere le indicazioni del primo punto , si provveda almeno a dare dignità alla collocazione provvisoria del fonte per il rito del battesimo, evitando con cura soluzione troppo modeste (ciotole di ceramica collocate sulla mensa dell’altare…). L’acqua benedetta nella notte di Pasqua sia presente in presbiterio , in luogo opportuno; in recipiente degno, pulito, ben visibile; sia adornata con sobrietà di fiori; per evitare che nel tempo fino alla Pentecoste dia segno di stanchezza o di sporcizia, a tempo opportuni si rinnovi. SUGGERIMENTO LITURGICO Da qui, il celebrante può attingere l’acqua per l’aspersione domenicale nei riti della Messa, come suggerito dal Servizio Liturgico Diocesano. UN CONSIGLIO LASCIATO ALLA LIBERTÀ DI CIASCUNO Andare, in forma di pellegrinaggio privato, o con la famiglia, a cercare e visitare il luogo del proprio battesimo, e recitare una preghiera presso il fonte in cui si è stati generati nella fede. Previous Next

  • IL POPOLO n. 28 del 11.07.2021

    < Back IL POPOLO n. 28 del 11.07.2021 IL POPOLO ​ Verso l’assemblea sinodale Dal Basso in alto Verso l’assemblea sinodale Dal Basso in alto “Il Sinodo deve iniziare dal basso in alto. Questo ci chiederà pazienza e lavoro, far parlare la gente, che esca la saggezza del popolo di Dio". Le parole che Papa Francesco ha rivolto ai vescovi aprendo la 74esima Assemblea Generale della Conferenza episcopale Italiana mi hanno colpito profondamente e mi hanno dato da pensare. Dal basso in alto: un’indicazione semplice ma davvero illuminante che basta a dare senso all’intero percorso del cammino sinodale. Durante i lavori della Segreteria Generale che sta preparando il percorso della Chiesa diocesana verso l’Assemblea Sinodale abbiamo condiviso alcune riflessioni relative ai tempi e allo stile che dovranno caratterizzare questo cammino. Il sinodo della Chiesa (Diocesana e Italiana) vissuto nel tempo che stiamo attraversando non può essere pensato come un evento e neanche semplicemente come un percorso che ha un inizio e una fine, si tratta piuttosto di sperimentare strade nuove per aprire spazi significativi di ascolto e di incontro che possano trasformare definitivamente le nostre comunità. Partire dal basso significa attingere alla ricchezza di tutte le esperienze umane , andando incontro alle fatiche di ciascuno e alle sfide che siamo chiamati a raccogliere, tra tutte forse la ricostruzione di quel tessuto di relazioni autentiche in cui si realizza la vita delle comunità cristiane e che abbiamo rischiato di perdere travolti dalla pandemia. L’anno che abbiamo vissuto ci ha esposti al rischio di un isolamento non solo fisico e di una solitudine imposta che può diventare, specialmente per i giovani e per le personalità più fragili, una trappola senza vie d’uscita. Papa Francesco ci ha richiamati ad un coraggio creativo che può orientare in modo nuovo il nostro sguardo: "Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda" (Omelia del 27 marzo 2020). Se penso ad una Chiesa "in uscita" che ha il "coraggio di cambiare" penso ad un popolo che si mette in cammino con la certezza che solo sulla strada si può incontrare l’altro e aprirsi al cambiamento; sulla strada mentre si condividono fatica e bellezza nascono relazioni autentiche che hanno un potere trasformativo. Spero davvero il cammino sinodale ci porti in dono un nuovo modo di cercare , costruire e nutrire uno stile relazionale diverso che possa farci scoprire la ricchezza degli incontri, il valore del confronto l’importanza di ritrovarsi nella diversità fratelli e figli: se il cammino che siamo chiamati a condividere ci riportasse sulla strada dell’apertura, dell’ascolto, dell’incontro vero avremo raccolto da questa esperienza i frutti più preziosi. Nella relazione con l’altro si gioca la realizzazione della nostra umanità ma per una comunità cristiana in cammino c’è in gioco qualcosa di ancora più grande. Seguendo Cristo, uomo di relazione, siamo chiamati a testimoniare la certezza che il Bene si realizza nella comunione tra di noi e con Lui; le comunità coinvolte in questo percorso dovranno avere una cura particolare per la qualità degli incontri, un’attenzione specifica al coinvolgimento di gruppi e singoli e delle diverse generazioni. Di fronte ai giovani , in cui riponiamo tutta la speranza per la salvezza del mondo, le comunità cristiane hanno la responsabilità della testimonianza; lungo il cammino verso il Sinodo i giovani dovranno incontrare "discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano", una Chiesa che "sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi" (EvangeliiGaudium , 24). Per giocarsi davvero nelle relazioni bisogna essere disposti ad uscire da se stessi per mettersi a disposizione dell’altro, pronti ad accogliere il cambiamento che ogni incontro autentico può provocare. Su questa strada i giovani si metteranno in cammino e sapranno essere protagonisti creativi, anche rivoluzionari. Quindi il "Coraggio di cambiare" di una "Chiesa in uscita" passa attraverso il coraggio di ogni cristiano coinvolto nel cammino sinodale: se i percorsi che sapremo attivare favoriranno la rinascita delle relazioni tra di noi avremo contribuito a quel "improrogabile rinnovamento ecclesiale" che da più parti sembra essere invocato come l’orizzonte verso il quale dirigersi. Se sapremo aprire spazi di accoglienza in cui possano nascere occasioni di incontro e relazione anche per chi si avvicina solo ogni tanto e quasi per caso alla vita della Chiesa avremo colto nel segno l’invito a partire da quel "basso" in cui si nasconde un tesoro di umanità che va custodito e liberato. Paola Fedato Sono le parole - e il movimento - che Papa Francesco ha rivolto ai vescovi aprendo la 74esima Assemblea Generale della Conferenza episcopale Italiana Dal basso in alto: un’indicazione semplice ma davvero illuminante che basta a dare senso all’intero percorso del cammino sinodale Parole guida dal Magistero di papa Francesco Due compiti affidati: esercitare uno sguardo contemplativo su persone e culture Incontro del Santo Padre Francesco con i partecipanti al convegno della diocesi di Roma Basilica di San Giovanni in Laterano, giovedì 9 maggio 2019 Papa Francesco E’ vero che le Beatitudini donate da Dio non sono il nostro "piatto forte": dobbiamo imparare ancora; dobbiamo cercare per questa strada di offrire ai nostri concittadini il piatto forte che li farà crescere. E quando lo trovano, ecco che la fede fiorisce, mette radici, si innesta nella vigna che è la Chiesa da cui riceve la linfa della vita dello Spirito. Pensiamo di dovere offrire altro al mondo, se non il Vangelo creduto e vissuto? Vi prego, non scandalizziamo i piccoli offrendo lo spettacolo di una comunità presuntuosa... […] A Firenze chiesi a tutti i partecipanti al Convegno di riprendere in mano la Evangeliigaudium . Questo è il secondo punto di partenza dell’evangelizzazione post-conciliare. Perché dico "secondo punto di partenza"? Perché il primo punto di partenza è il documento più grande uscito dal dopo-Concilio: la Evangeliinuntiandi [di Paolo VI, 8 dicembre 1975]. L’Evangeliigaudium è un aggiornamento, un’imitazione dell’Evangeliinuntiandi per l’oggi, ma la forza è il primo. Prendete in mano la Evangeliigaudium , ritornate sul percorso di trasformazione missionaria delle comunità cristiane che è proposto nelle pagine dell’Esortazione. Lo stesso chiedo a voi, indirizzandovi in particolare a una parte del secondo capitolo dell’Evangeliigaudium , quello delle sfide all’evangelizzazione, le sfide della cultura urbana: i numeri che vanno dal 61 al 75. Faccio due sottolineature, che, in vista del cammino del prossimo anno, rappresentano anche i due compiti che vi affido. 1) Esercitare uno sguardo contemplativo sulla vita delle persone che abitano la città. Guardare. E per far questo, in ogni parrocchia cerchiamo di comprendere come vivono le persone, come pensano, cosa sentono gli abitanti del nostro quartiere, adulti e giovani; cerchiamo di raccogliere storie di vita. Storie di vite esemplari, significative di quello che vive la maggioranza delle persone. Possiamo raccogliere queste storie di vita interrogando con amicizia i genitori dei bambini e dei ragazzi, o andando a trovare gli anziani, o intervistando i giovani a scuola, d’intesa con i loro insegnanti. Ho menzionato gli anziani: per favore, non dimenticateli. Adesso sono più curati perché, siccome manca il lavoro e l’anziano ha la pensione, lo curano meglio, l’anziano… Ma fate parlare i vecchi: non per diventare antiquati, no, per avere l’odore delle radici e potere andare avanti radicati. Noi, con questa tecnologia del virtuale, rischiamo di perdere il radicamento, le radici, di diventare sradicati, liquidi - come diceva un filosofo - oppure, come piace piuttosto dire a me, gassosi, senza consistenza, perché non siamo radicati e abbiamo perso il succo delle radici per crescere, per fiorire, per dare frutti. Facciamo parlare gli anziani: non dimenticatevi di questo. Un ascolto della gente che sempre più è il grido dei piccoli. Ma soprattutto abbiate uno sguardo contemplativo, per avvicinarsi con questo sguardo… E avvicinarsi toccando la realtà. Il tatto, dei cinque sensi, è il più pieno, il più completo. 2) Secondo compito: esercitare uno sguardo contemplativo sulle culture nuove che si generano nella città. […]. Nella Evangeliigaudium ho sottolineato che sono proprio i contesti urbani i luoghi dove viene prodotta una nuova cultura: nuovi racconti, nuovi simboli, nuovi paradigmi, nuovi linguaggi, nuovi messaggi (cfr n. 73). Occorre capirli; trovarli e capirli. E tutto questo produce del bene e del male. Il male è spesso sotto gli occhi di tutti: "cittadini a metà, non cittadini, avanzi urbani" (ibid., 74), perché ci sono persone che non accedono alle stesse possibilità di vita degli altri e che vengono scartate; segregazione, violenza, corruzione, criminalità, traffico di droga e di esseri umani, abuso dei minori e abbandono degli anziani. Si generano così delle tensioni insopportabili. […] Ma nella città c’è anche tanto bene, perché ci sono luoghi positivi, luoghi fecondi: lì dove i cittadini si incontrano e dialogano in maniera solidale e costruttiva, ecco che si crea "un tessuto connettivo dove persone e gruppi condividono diverse modalità di sognare la vita, immaginari simili, e si costituiscono nuovi settori umani, territori culturali invisibili" (ibid.). […] Grazie! Primo compito: Esercitare uno sguardo contemplativo sulla vita delle persone che abitano la città Secondo compito: esercitare uno sguardo contemplativo sulle culture nuove che si generano nella città[…]. Previous Next

  • IL POPOLO n. 36 del 26.09.2021

    < Back IL POPOLO n. 36 del 26.09.2021 IL POPOLO ​ Verso l’Assemblea sinodale Adulti o adultescenti? Cosa sta accadendo al mondo dei grandi? Verso l’Assemblea sinodale Adulti o adultescenti? Cosa sta accadendo al mondo dei grandi? Realtà o finzione? Gli adulti rappresentati nei film fuggono dalle loro responsabilità genitoriali, antepongono a qualsiasi altra cosa la ricerca della loro (presunta) felicità, indossano maschere di facciata per nascondere comportamenti o cedimenti adolescenziali. Solo caricature o le commedie fotografano stili di vita e modelli esistenziali ormai diffusi e radicati? E’ di pochi giorni fa l’ennesimo passaggio televisivo di un film del 2017 firmato da Riccardo Milani e intitolato Mamma o papà in cui due genitori in procinto di divorzio negoziano col giudice l’affidamento dei tre figli e fanno tutto il possibile affinché venga assegnato all’altro/a coniuge. La trama si sviluppa insomma attorno all’improbabile (chissà poi quanto) situazione in cui i genitori cercano letteralmente di liberarsi dall’impegno genitoriale perché gravoso e di ostacolo ai loro progetti professionali e di vita. Di qualche anno prima (2009) è il film Ex , diretto da Fausto Brizzi e anch’esso costruito attorno a una vicenda di separazione e al contrappasso dagli stretti vincoli coniugali e all’agognata sbornia di libertà post-matrimoniale. Perfetti sconosciuti , pellicola del 2016 di Paolo Genovese è ormai considerata un cult-movie, anche in ragione del primato di film con il maggior numero di remake nella storia del cinema: un gruppo di amici adulti durante una cena improvvisa un pericoloso gioco in cui ciascuno accetta di rendere pubbliche agli altri commensali le proprie telefonate, i propri SMS, le proprie chat di What’sApp. L’esito sarà tragico. Sono sufficienti questi tre esempi di successi al botteghino (ma tanti altri se ne potrebbero fare) per domandarsi se si tratti di spaccati di realtà o pura finzione cinematografica. Gli adulti rappresentati in questi film fuggono dalle loro responsabilità genitoriali , antepongono a qualsiasi altra cosa la ricerca della loro (presunta) felicità, indossano maschere di facciata per nascondere comportamenti o cedimenti adolescenziali. Si tratta solo di caricature, volutamente accentuate per far divertire lo spettatore, o le commedie, come spesso accade, non fanno altro che fotografare con la giusta dose di ironia stili di vita e modelli esistenziali oramai diffusi e radicati? Passando dal faceto al serio, il noto costituzionalista Gustavo Zagrebelsky ha pubblicato qualche anno fa un pamphlet dal titolo inequivocabile - Senza adulti (Einaudi, 2016) - in cui denuncia il pericolo della scomparsa dell’età matura e della pienezza in nome dell’incessante esaltazione della giovinezza. Il sociologo Stefano Laffi ha analizzato la cosiddetta "condizione giovanile" individuando negli adulti e nella loro crisi di identità i principali responsabili del disorientamento dei millennials (La congiura contro i giovani. Crisi degli adulti e riscatto delle nuove generazioni , Feltrinelli, 2014). L’antropologo Marco Aime e lo psicologo Gustavo PietropolliCharmet hanno riflettuto sulla dilagante somiglianza fra adolescenti e adulti (negli atteggiamenti come nei costumi) e si sono domandati come sia possibile "diventare grandi" in un mondo dove non esistono più conflitti generazionali (La fatica di diventare grandi. La scomparsa dei riti di passaggio , Einaudi, 2014). Anche in questo caso la rassegna potrebbe essere ben più ampia, ma già le poche fonti appena citate, decisamente più autorevoli delle commedie da cui siamo partiti, cominciano a fornire qualche indizio in più su quella che potremmo definire una "crisi della condizione adulta" dai contorni multiprospettici: giuridici, antropologici, sociologici e psicologici. Negli anni Ottanta, dunque in tempi non sospetti, lo psicologo americano Dan Kiley aveva già tratteggiato le caratteristiche di questa crisi identitaria elaborando la nota "Sindrome di Peter Pan" , considerata da qualcuno una sorta di attualizzazione del pueraeternus di ovidiana memoria. Oggi si tende piuttosto a parlare di adultescenza , termine entrato nel vocabolario della lingua italiana nel 2014 e che riassume nella crasi linguistica fra "adulto" e "adolescente" tutte le contraddizioni dell’immaturità di chi, invece, sarebbe atteso da compiti di responsabilità. La prima di queste responsabilità non può che essere quella educativa , perché dietro la scomparsa degli adulti si cela il rischio - ahinoi - di una tragedia pedagogica: sono educativamente tragiche le situazioni in cui i genitori delegano sistematicamente le loro funzioni e i loro doveri ad altri salvo poi criticarne l’operato, sconfessando patti e alleanze comunitarie (prima fra tutte quella con la scuola); sono educativamente tragici i modi di vivere l’adultità secondo canoni giovanili (o giovanilistici) per sentirsi ancora legittimati alla sperimentazione, alla ricerca del limite, a smarcarsi facilmente da legami affettivi e amorosi; sono educativamente tragiche, infine, tutte quelle circostanze in cui la relazione asimmetrica genitori-figli si tramuta in forme di complicità che non sono mai "avanguardia pedagogica", ma solo comodi escamotage per evitare sul nascere ogni forma di conflitto o disapprovazione. Non è certo l’occasione di un’Assemblea sinodale diocesana a poter risolvere simili emergenze educative, ammesso che delle soluzioni esistano; di sicuro, una Chiesa capace di situarsi nella società di oggi, fra le sue pieghe e contraddizioni, non può trascurarle. Il primo quaderno preparatorio all’Assemblea dell’aprile scorso aveva puntualmente registrato "lo stordimento e lo smarrimento delle nuove generazioni senza padri e madri, la frammentarietà e deresponsabilizzazione di tanti adulti" (p. 16). Ora - in piena armonia con lo spirito sinodale che ci accompagna - si tratta di tradurre l’osservazione in progettualità assembleare e capire attraverso quali spazi dell’azione pastorale diocesana arginare la diffusione di stili adultescenti per risintonizzare il mondo degli adulti sui compiti di magistralità, responsabilità e testimonianza che è lecito attendersi da loro. Matteo Cornacchia Dal Discorso del Santo Padre ai fedeli della Diocesi di Roma 18 settembre 2021 Il significato di una Chiesa sinodale Chiesa sinodale significa Chiesa sacramento di questa promessa - cioè che lo Spirito sarà con noi - che si manifesta coltivando l’intimità con lo Spirito e con il mondo che verrà. Ci saranno sempre discussioni, grazie a Dio, ma le soluzioni vanno ricercate dando la parola a Dio e alle sue voci in mezzo a noi; pregando e aprendo gli occhi a tutto ciò che ci circonda; praticando una vita fedele al Vangelo; interrogando la Rivelazione secondo un’ermeneutica pellegrina che sa custodire il cammino cominciato negli Atti degli Apostoli. E questo è importante: il modo di capire, di interpretare. Un’ermeneutica pellegrina, cioè che è in cammino. Il cammino che è incominciato dopo il Concilio? No. È incominciato con i primi Apostoli, e continua. Quando la Chiesa si ferma, non è più Chiesa , ma una bella associazione pia perché ingabbia lo Spirito Santo. Ermeneutica pellegrina che sa custodire il cammino incominciato negli Atti degli Apostoli. Diversamente si umilierebbe lo Spirito Santo. Gustav Mahler - questo l’ho detto altre volte - sosteneva che la fedeltà alla tradizione non consiste nell’adorare le ceneri ma nel custodire il fuoco. Io domando a voi: "Prima di incominciare questo cammino sinodale , a che cosa siete più inclini: a custodire le ceneri della Chiesa, cioè della vostra associazione, del vostro gruppo, o a custodire il fuoco? Siete più inclini ad adorare le vostre cose, che vi chiudono - io sono di Pietro, io sono di Paolo, io sono di questa associazione, voi dell’altra, io sono prete, io sono Vescovo - o vi sentite chiamati a custodire il fuoco dello Spirito? È stato un grande compositore, questo Gustav Mahler, ma è anche maestro di saggezza con questa riflessione. Dei Verbum (n. 8) , citando la Lettera agli Ebrei, afferma: ""Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri" (Eb 1,1), non cessa di parlare con la Sposa del suo Figlio". C’è una felice formula di San Vincenzo di Lérins che, mettendo a confronto l’essere umano in crescita e la Tradizione che si trasmette da una generazione all’altra, afferma che non si può conservare il "deposito della fede" senza farlo progredire: "consolidandosi con gli anni, sviluppandosi col tempo, approfondendosi con l’età" (Commonitoriumprimum, 23,9) - "ut annisconsolidetur, dilatetur tempore, sublimeturaetate". Questo è lo stile del nostro cammino: le realtà, se non camminano, sono come le acque. Le realtà teologiche sono come l’acqua: se l’acqua non scorre ed è stantia è la prima a entrare in putrefazione. Una Chiesa stantia incomincia a essere putrefatta. Vedete come la nostra Tradizione è una pasta lievitata , una realtà in fermento dove possiamo riconoscere la crescita, e nell’impasto una comunione che si attua in movimento: camminare insieme realizza la vera comunione. È ancora il libro degli Atti degli Apostoli ad aiutarci , mostrandoci che la comunione non sopprime le differenze. È la sorpresa della Pentecoste, quando le lingue diverse non sono ostacoli: nonostante fossero stranieri gli uni per gli altri, grazie all’azione dello Spirito "ciascuno sente parlare nella propria lingua nativa" (At 2,8). Sentirsi a casa, differenti ma solidali nel cammino. Scusatemi la lunghezza, ma il Sinodo è una cosa seria, e per questo io mi sono permesso di parlare… Tornando al processo sinodale, la fase diocesana è molto importante , perché realizza l’ascolto della totalità dei battezzati, soggetto del sensusfidei infallibile in credendo . Papa Francesco Previous Next

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